Il vestire delle donne è simile a quello degli uomini: portano braghesse e scarpe ferrate, e dormono vestite come fanno gli uomini, cioè con le braghesse di tela e con una giubba imbottita, l'estate molto leggiera e l'inverno più grossa. Non tengono mai i Turchi nelle stanze loro alcuna cosa di servizio, ma occorrendogli il bisogno, si levano e passano ai luoghi vicini, a questo destinati, nelli quali tengono fontane per lavarsi come è loro costume, e l'inverno por non usare l'acqua calda al fuoco, se la fanno portare o la portano da per se, come gli torna più comodo.
Il Re medesimo tiene il medesimo stile nel vestire, se bene di vestimenti ricchissimi, e solo differisce dagli altri in questo che porta le vesti più lunghe e scarpe senza ferri, intagliate e dipinte a fogliami.
Nel dormire poi, dorme quando sta in Serraglio la notte sopra una lettiera con stramazzi di velluto e broccato, l'estate fra lenzuoli di seta ricamati, puntati con la coltre, e l'inverno fra copertori di lupi cervieri o di zibellini. Porta sempre un turbante piccolo in testa la notte, e quando dorme solo nelle stanze è guardato sempre dai suoi camerieri, a due per volta ogni tre ore per sentinella: uno dei quali sta alla porta della stanza e l'altro poco discosto dalla sponda del letto per coprirlo in caso che gli cadessero le coperte, e per esser pronto ad ogni bisogno. Nella stanza medesima dove dorme vi stanno sempre due Turchi con due torcie accese, quali mai si smorzano se non dopo levata dal letto Sua Maestà.
Lo stipendio che si dà a tutti del Serraglio si cava dal Casnà di fuori, e il Tefterdar grande, che ha il libro nel quale sono notati tutti gli stipendiati con il loro stipendio, è obbligato mandare ogni tre mesi a tutti gli Odà in borse separate quanto importa la paga, facendo il medesimo alle donne e con gli Azamoglani, in tanta buona moneta. Appresso il tempo di Ramazano, che è il carnevale, gli manda le vesti e le tele, del che non pretermette, perchè di tutte queste cose ne hanno grandissimo bisogno, e non avendole hanno grandissimo strepito contro di esso Tefterdar, che basterebbe a precipitarlo.
Quando alcuno muore nel Serraglio, resta erede la camerata e tutto viene diviso fra li compagni: e morendo alcuno delli Eunuchi grandi, tutto resta al Re, perchè sogliono avere ricchezze grandi per li molti presenti che ricevono; e se alcuno Eunuco dei Serragli di fuori, o vero in alcuno governo morisse, per Canon li due terzi del suo avere si intende di Signoria, e il terzo viene dato conforme la volontà del testatore, quando però di suprema autorità il Re non voglia impadronirsi del tutto, come è solito di fare sempre con tutti li grandi e ricchi, intendendosi sempre la persona reale primo e legittimo erede di tutto, come schiavi che hanno avuto l'essere e il benessere dalla grandezza e dalla volontà di lui.
Quando alcuno si ammala nel Serraglio, è condotto fuori in un carro coperto, tirato a mano e posto nella infermeria già detta, dove è governato alla turchesca e tenuto custodito senza che possa parlarli alcuno, o almeno con difficoltà; e se risana viene nell'istesso modo ritornato dentro alla sua stanza dove prima si trovava.
La spesa di questo Serraglio è così grande come ognuno può comprendere dalle dette cose; ma presso questa è di grandissima considerazione quella che fa il Re alla Regina, li Bassà primi Visiri, li generali nelli eserciti, e li Tefterdari grandi, li quali tutti presentano e possono presentare, secondo gli accidenti che gli occorrono di nuove portategli, o di spedizioni che fanno; e detti presenti sono di vesti foderate di pellami preziosissimi, di spade, di archi gioiellati, di pennacchi, di cinture, ed infine di diverse altre cose di prezioso valore, ed anco secondo la condizione dei soggetti che se gli offeriscono. Dirò solo questo, che nelli panni di Brussia d'oro ed argento per far vesti, il Casnadar Bassi di fuori, che ha la custodia ed il carico di provvedere, mi ha affermato di spendere ogni anno 200 m. sultanini, oltre questo sborso per comprar panni di lana e di seta veneziani, dei quali il Serraglio fa un consumo grandissimo, non vestendosi per lo più d'altro che di questo. Nè tambasta, poichè viene impiegato in questo tutto quello che viene donato al Re da altri di fuori, suoi sudditi e forastieri, e di più gran parte di quello che cava dalle spoglie dei morti, delle quali si fa padrone, come si è detto; il che se non fosse, certo non potrebbe il Re mantenersi a così gran profusione che fa di presenti di questa sorte, presentando alle donne, alli Bassà, alli Ambasciatori, ed infine a tutti quelli che gli baciano le vesti. È vero che la maggior parte delle cose che dona, che sono di gran valore, col tempo gli ritornano nelle mani, poichè con la morte delle Sultane, dei Bassà ed altri ricchi si fa padrone del tutto: e così di tali cose nel Serraglio vi è il continuo flusso e riflusso.
Ho detto che la Regina dona, perchè essendo presentata da molti convien ancor ella a corrispondere: però ha assegnamento di vesti ed altre cose in abbondanza per questo effetto, oltre che la libertà di disponere anco di molte, dal Re già portate, che gli restano nelle mani, e sono in suo potere. Il medesimo fa il Bassà primo Visir, così in Costantinopoli come quando parte generale dell'esercito, per lo che al suo partire gli viene consegnata dal Casnadar quantità grande di vesti ed altre cose, acciò che in campagna abbi comodità di presentare e fare l'uso turchesco, che sta nel ricevere e donare quasi in tutti li negozii.
Il Re esce del suo Serraglio quando gli pare, e per terra e per mare. Quando va per mare, ha li suoi caicchi da dodici in quindici banchi l'uno, con le poppe superbissime, coperti di ricchissimi panni di seta ricamati, con li cuscini sopra li quali egli sta sedendo, e sono di velluto, e di oro; nè altri che la persona del Re siede sotto poppa, stando li suoi Agalari sempre in piedi: e il Bostangi Bassi suo timoniero alle volte può sedere, per esser fuori della poppa e per reggere il timone comodamente. Quando va per terra, cavalca sempre, esce per lo più per la porta maestra. Quando va alla moschea, che è il venerdì, giorno della sua festa, e per la città, viene accompagnato da li Bassà e dai grandi della Porta e da infiniti altri grandi che ascendono a un numero grande di cavalli, oltre li suoi Peichi, che sono staffieri; e cavalcando saluta il popolo con la testa, e viene salutato con clamori di benedizione, ricompensati alle volte con la dispensa di molti aspri e zecchini, quali cavandosi dalla scarsella getta per la strada. A piedi l'accompagnano molti delli suoi del Serraglio, li quali hanno obbligo di ricevere li memoriali che cavalcando vengono presentati alla Maestà Sua, osservando alcuni poveri, che non ardiscono d'accostarsi, di star lontani, con una stiora in capo ardente e la mano alta con il memoriale; da che tratto il Re a guardare, spedisce subito a pigliarli, e ritornato nel Serraglio se li fa leggere tutti, e comanda ciò che gli piace, ed opera bene spesso in virtù di tali memoriali contro a principalissimi all'improvviso, cosa che fa stupire la Porta, usando di non formar processi nè ricevere esatta informazione, ma solo di fare eseguire ciò che gli viene in animo; e perciò li Bassà non vedono volontieri che esca così in pubblico, per lo timore che hanno che per questa via non gli capitino alle orecchie le loro male operazioni: e vivono sempre con timore, per esser sottoposti a gran travagli, con pericolo di perdere la vita facilmente.