Voleva gettarle, possibilmente tutte quattro, terribile ammonimento ai tiranni. Non dovevano illudersi. L'anarchia non era spenta; lo spirito anarchico era tuttora desto in Italia; ammonimento pure ai consenzienti e sprone ad imitarlo.
Sarebbe morto lui pure. Ciò non lo turbava. Non faceva nessun conto della propria vita. Non valeva la pena di vivere, schiavo tra schiavi; e se il sacrifizio della sua vita avrebbe potuto accelerare alquanto il gran momento della redenzione, era lieto di farlo.
Forse l'avrebbero arrestato. In tal caso i giudici avrebbero udito la sua franca parola; uno scatto fiero e sincero dell'anima italiana, ribelle ad ogni giogo e stanca di ubbidire a mille tiranni.
La sola scelta del luogo gli era difficile. Dove lanciare le bombe?
In chiesa? Avrebbe colpito i tiranni della teocrazia, ma la borghese non si sarebbe scossa. Avrebbero ascritto il tentativo ad uno sfogo di anticlericalismo. Sulla via? In tal caso i preti si sarebbero fregate le mani e creduti indisturbati nel luogo santo.
Dove dunque?
Ora aveva trovato una soluzione. In Chiesa e nella via, purchè Narciso Rossi avesse mantenuto la promessa. L'avrebbe mantenuta. Era idealista e perciò fedele.
Lo chiamarono al telefono. Dalla trattoria, donde gli portavano la cena, gli domandavano se la voleva di grasso o di magro. Era la vigilia del Natale.
—Di grasso! gridò indispettito, offeso, sdegnato che si osasse anche sol sospettare che egli poteva fare il magro nella vigilia del Natale.
Coprì d'improperi il cameriere, che gli portò la cena.