Ricordò il viaggio in Grecia, preceduto, seguito da migliaia di citaredi, colla lira in mano e da un esercito di commedianti e di mimi. Ricordò l'inno solenne, che aveva cantato per salutare la riva greca; ricordò i giochi olimpici ed istmici e gli altri giochi, che la Grecia celebrava nel corso di decenni, condensati in pochi mesi per onorare lui. Fu dovunque, cantò dovunque. I più celebri cantanti e citaredi del mondo greco erano accorsi per vincerlo; facevano sforzi infiniti per non venir vinti da lui, ma egli li superava facilmente; essi dovevano dichiararsi vinti, ed il popolo delirava e decretava a lui ghirlande, corone e premi. Colse ad Olimpia novanta premi, cento ai giochi istmici; mai tanta profusione di corone e di lauri, mai tanto plauso. Fu dovunque, eccezione fatta di Atene, dove sorgeva il tempio delle Furie vendicatrici del parricidio, ed a Sparta, perchè odiava Licurgo ed i suoi rigori. Fu a Delfo ma non ebbe dall'oracolo la risposta che gli premeva, onde inveì contro il santuario, asportò 500 statue, che perdette per mare, e si era proposto di distruggere il santuario e di scannare i sacerdoti. Non era egli forse Apollo, il padrone del santuario?
Ricordò Corinto. Voleva tagliare l'istmo e precedette tutti nel lavoro. Lavorava con una zappa d'oro. Ricordò i suoi amori e la coppa del piacere vuotata fino alla nausea.
Sì, fino alla nausea. Tutto gli recava nausea. Sospirava onori sempre nuovi, piaceri sempre più intensi, gaudi sempre più raffinati…. Abbandonò adirato le sue corone. Milleottocento; ne meritava centinaia di migliaia. Corone e lauri. Questi erano stati già tributati ad altri mortali, ed egli non era un mortale, nè un dio, ma qualche cosa di più di un uomo e di un dio. Era il primo degli dei, il creatore dell'universo, il signore del canto…..
Voleva piegare al proprio culto volontà ribelli, orgogliose.
Questi cristiani! I soli che non si piegavano al suo cospetto; i soli, coi quali valeva la pena di lottare, il cui omaggio valeva la pena di ambire. Sognò cristiani da umiliare.
—Ce ne sono nelle carceri?
—Sì, divino.
—Vengano.
—Quanti?
—Tutti.