Case bruciate; la popolazione passata a fil di spada, scannata, uccisa tra indicibili dolori, tra infiniti tormenti, o menata schiava.
Giunsero alla casa dove abitava la sua sposa diletta. Maledice a se stesso che non l'ha resa attenta al grave pericolo, che non ha cercato di metterla in salvo. Anche quella casa viene bruciata, ed egli deve vedere la sua sposa tra le braccia dei goti, in uno stato più terribile della morte.
Egli agita allora le braccia incatenate verso il cielo e maledice all'Eterno che ha abbandonato l'Italia e permette la rovina di questa terra!
IV.
Ma chi sono quei due uomini che si fanno imperterriti avanti, nulla temendo?
Vestono una talare di lana bianca, che giunge loro al malleolo, e sulla quale scende lo scapolare della stessa stoffa. Uno ha la barba lunga, di neve, e l'altro è un giovane, dalla faccia spiritualizzata, dallo sguardo estatico, ispirato; un giovane bello, infinitamente bello, di una bellezza ieratica. Gli sembra un angelo; uno di quegli angeli che la mano esperta di un umile pittore aveva dipinto nella chiesetta, ormai distrutta, del suo villaggio. Quel giovane sembra un santo; sembra Pancrazio od Oreste; o è forse Tobia, che l'altro, il venerando vegliardo, guida?
Il volto del giovanetto gli sembra così noto. Deve averlo veduto altre volte. Ma dove? Lui? No, non può essere! Eppure è lui, è lui! Romano, fratello mio! Romano! Romano! Egli ha cercato la patria, il suo fratello amato, e l'ha trovata. Il paese della pace, il regno della tranquillità serena. Il bel giovane, dal volto di angelo, ode il grido, volge verso di lui la faccia, lo riconosce, gli addita, coll'indice della destra il cielo e segue il vecchio.
I goti si sono arrestasi sorpresi, al vedere la croce astata che il giovane sorregge ed il vecchio che segue, ed il capo li avvicina.
—Che vuoi vegliardo? Chi sei? gli domanda in un pessimo latino.
Il vecchio parla. Egli non ne ode le parole, è troppo lontano. Ma devono essere parole severe, perchè il goto freme dalla rabbia, minaccia il vecchio, e fa un gesto, quasi lo volesse scannare; ma l'altro sorride dolcemente e continua a parlare. Parla a lungo ed addita la croce che il suo compagno sorregge e mostra a tutti: ai nemici ed ai prigionieri. L'agricoltore vede la croce, bagnata dai raggi caldi del sole, che sale maestoso sul firmamento, e mai comprese così bene il mistero di quel sacro legno, l'unica salvezza d'Italia, l'albero santo, dai cui rami pendette Colui, che allarga le braccia, per stringere tutti al suo petto, in un solo abbraccio: italiani e goti, vincitori e vinti, per unirli e fonderli assieme, nel crogiolo del suo cuore, del suo amore infinito…..