Tutti inneggiano al Papa. È nel suo nome che si vuole combattere, è nel suo nome che si spera di vincere.

O questa fertile pianura lombarda; questa terra così ricca; questa madre così buona; questa nutrice amorosa di propri figli! Tu non impinguerai il forestiero! O queste belle città, nelle quali freme una grande vita cittadina; queste ingenti fucine di liberi spiriti! Libertà, libertà! Distruggiamole e moriamo tutti sotto le loro rovine, piuttosto di vederle asservite allo straniero; queste chiese, create dalla pietà degli avi; belle chiese dove dal pergamo c'insegnano nel nostro dolce idioma natio assieme all'amore di Dio anche l'amore a quella libertà che è il dono più prezioso del Signore, noi vi difenderemo! Alessandro, Alessandro! Pietro vince in Alessandro! Il mercenario, la maledetta creatura dell'imperatore teutone, non profanerà queste chiese; il suo nome non vi verrà mai fatto. Noi in comunione coll'antipapa? Mai! Viva Alessandro!

Il carroccio! Costruiamo il carroccio! Lo condurremo con noi, e noi, la compagnia della morte, lo difenderemo coi nostri petti! Sacro carroccio, simbolo di cittadina libertà! Pianteremo su di te le nostre bandiere; alta sopra tutte sventolerà quella di sant'Ambrogio. Sant'Ambrogio, sant'Ambrogio! Milano, Milano! Le opere di Dio per le mani dei milanesi! Date fiato alle vostre trombe. Le odano i governatori che egli ha lasciato in Lombardia e riferiscano a lui, che Milano risorge, che abbiamo rifabbricato il carroccio.

III.

Egli lo guarda estatico il carroccio, lo bacia, non sa staccare lo sguardo da lui e poi va da Alessandro.

Il viaggio non gli reca difficoltà. È così veloce; gli sembra di volare. Non sente stanchezza alcuna. Rapidamente si susseguono i giorni ai giorni. Finalmente è giunto. Ottiene di venir ammesso al suo cospetto.

Ecco l'Apostolico. Un vecchio piccolo, scarno, sciupato da infinite fatiche, da indicibili dolori, con un dolce sorriso paterno sullo scarno volto e certi occhi grandi, buoni, ma velati d'infinita mestizia. Il cuore del padre soffre tanto a quelle lotte, a quel sangue; soffre di dover difendere i diritti di Dio, della Chiesa e della libertà colla spada, colle lancie, colle frecce, colle armi. Ma non è possibile diversamente. Anche Giuda Maccabeo ha dovuto difendere colle armi e spargendo sangue la città santa e l'altare del Dio vivente. Ed ora non si trattava di un tempio di pietre, ricco di metalli, ma dello stesso corpo mistico del Redentore, della sua Chiesa.

Egli comprende tutto questo; legge i pensieri del Papa quando si prostra al bacio del sacro piede ed implora dal Vicario di Gesù Cristo una speciale benedizione per Milano, per la compagnia della morte, per il carroccio, una benedizione, che sia caparra di vittoria.

—Vi benedico! Il Papa auspica le benedizioni dall'Alto a chi combatte alla difesa della buona causa, per la libertà della Chiesa e della patria. Anch'io sono italiano. Benedico ai vostri sforzi di conservare la libertà dei vostri Comuni, d'impedire che le schiere imperiali apportino novelle rovine a queste terre, che Dio ha dato a noi e dove noi abbiamo diritto di condurre libera vita, sempre con gran rispetto dei diritti altrui, e dell'autorità che ci è superiore—è la benedizione del Papa.

Come volano questi mesi! sembra un sogno. Sono già passati l'estate e l'autunno; è passato l'inverno temuto, ed egli non se ne è quasi accorto, non ha sentito il freddo invernale, così rigido, così temuto ai piedi delle Alpi. Già; quando si lavora.