Ode un tumulto immenso. Dove si trova? Non più sulla via, che conduceva dalla sua casa, svaligiata dai francesi, alla cittadella, dove voleva porgere denunzia al generale francese e chiedere giustizia. Non camminava sulla strada polverosa, a fianco di una fila interminabile di carri, onusti del frutto delle ruberie francesi, del bottino, che essi avevano fatto a Roma e che portavano a Parigi; ed invece del rumore dei carri questi urli, questo fracasso, scariche di fucili, lo schioppettio nefasto e lugubre delle mitragliatrici, urli di rabbia, di dolore, ed il rombo minaccioso del cannone.

Che è avvenuto? Balza dal letto. Già. Ha sognato.

La realtà invece si è, che la tanto sospirata rivoluzione sociale è finalmente scoppiata.

Egli ne gode. È ora, è ora! È giusto che il popolo, sfruttato dai secoli, finalmente si sollevi e si vendichi. Bisogna distruggere l'antica mole dello stato aristocratico, borghese, succhione, socialista ufficiale e ricostruire, su quelle rovine, la società.

Egli l'aveva sospirata tanto la rivoluzione sociale, l'aveva preparata, ne aveva propagandato l'idea. Non era egli forse uno dei capi del movimento comunista? Ma non aveva pensato che essa fosse scoppiata così presto, ed era adiratissimo, che era scoppiata a sua insaputa, senza il suo ordine. In ogni partito deve regnare l'ordine, e quanto maggiore l'ordine e lo spirito di ubbidienza, tanto meglio procede il partito.

Egli era uno dei capi del comunismo; avrebbero dovuto attendere che egli avesse dato l'ordine di ribellarsi; che il segno della rivoluzione fosse partito da lui, od almeno avrebbero dovuto agire di suo accordo. Ed invece?

La rivoluzione è scoppiata. Egli è così felice! Si veste in fretta e corre alla finestra. Già la città è in piena sommossa. Ecco gente che corre, che fugge, terrorizzata; ode il lontano rombo di scariche di fucile e di mitragliatrici. Questo rombo poi, così cupo, così funesto, che cosa è mai? Un cannone? Ma i rivoltosi non hanno cannone. Dunque i soldati! Il governo borghese ha inviato le truppe contro i rivoltosi e questi ricorrono al cannone contro i cittadini? Governo maledetto! Egli sente uno sdegno infinito contro il governo, che cerca di ritardare la propria rovina; che osa mettersi alla difesa; che ha l'ardire di puntare le armi sui rivoltosi.

Ecco una compagnia di guardie regie che procede a passo di marcia, col fucile in pugno, pronte alla scarica. Dove vanno? Ma tò! Da una casa vicina vengono lanciate alcune bombe. Egli ne vede le proiettorie luminose; quello sembra un filo d'argento che scende rapido dall'alto; una nube di fumo; urli strazianti, d'infinito dolore; e poi la nube si dilegua; ed egli vede il suolo rosseggiante di sangue; vede cadaveri, vede feriti, che si contorcono tra gli spasimi più atroci, e sente una grande gioia per lo scoppio di una bomba, per quella rovina, perchè essa ha ucciso parecchie guardie, schiavi venduti al governo, i maggiori nemici del popolo.

Non è quella la casa dove abita Beppe storpio? Le bombe le ha lanciate lui, l'anarchico fanatico, traboccante d'odio contro la moderna società; lui, l'impulsivo; lui, che non volle mai ragionare, che voleva soltanto agire, persuaso, che unico mezzo per giungere all'attuazione dei grandi ideali del popolo è la bomba ed il pugnale. Egli gli aveva proibito le tante volte di ricorrere alle bombe; il tempo non gli sembrava ancora maturo per la grande rivoluzione sociale, ma Beppe storpio s'infischiava di tutti.

Aveva fatto bene a gettare la bomba sui carabinieri. Ma le conseguenze? I carabinieri rimasti in vita, e sono i più, non sono fuggiti, ma cercano di penetrare nella casa, donde sono uscite le bombe; fanno violenza all'uscio; questo cede; entrano. Dall'alto non scendono altre bombe. Beppe non ne ha certo delle altre.