Come procede la grande rivoluzione, promossa e fatta scoppiare contro la volontà dei capi? vuole dirigerla, per averne il merito se riesce, per assumersi la responsabilità se non riesce. Certo, non l'ha voluta; la ritiene anzi prematura; ma non sarà mai, che egli, in un momento si critico, separi la propria responsabilità da quella delle masse anarchiche. Con loro sempre, anche quando errano. Dirà: Approvo la rivoluzione, abbenchè non l'abbia voluta e debba condannarla come prematura.—Ma riuscirà, ma deve riuscire. L'aria è satura di anarchia.

Esce di corsa di casa e passa sulla via, dove viene quasi coinvolto dalla fiumana di gente che fugge, che scappa, che si rintana nelle case, che urla spaventata, che implora soccorso, che invoca le guardie regie, i carabinieri.

Egli sente una grande nausea di questa gente. Come? questo è il popolo oppresso, che egli vuole liberare dal giogo di un governo maledettamente borghese; questi vili, i quali, ora che viene la redenzione, non la vogliono, la rifiutano, ed allontanano sdegnosi la mano amica che porta loro un sollievo? Oh! se non fosse la grande causa, l'ideale! Questa gente non sarebbe degna del suo lavoro, del suo interesse, del suo grande e nobile sacrifizio.

Continua nella direzione dalla quale vengano le scariche, del teatro della lotta.

Gente corre ancora sempre, spaventata. Passa in vicinanza di una chiesa; la porta è spalancata e dal suo interno giunge a lui un rumore di voci che gridano, urlano, schiamazzano. I maledetti borghesi ed i socialisti ufficiali hanno certo approfittato della rivoluzione per saccheggiare le chiese e riversare la colpa sugli anarchici. Egli odia la religione e le chiese, che vorrebbe distrutte; ma non è questo il modo di procedere; non è così che si promuovono gl'interessi dell'anarchia. La rivoluzione deve procedere seria, dignitosa.

Entra.

La chiesa è profanata. Al suolo giacciono alcuni cadaveri; due, tre uomini sono intenti ad impiccare un prete ad una colonna dell'altare maggiore, mentre altri saccheggiano, rubano ad una statua della Madonna gli anelli d'oro, le gemme, i cuori di argento; altri fanno man bassa sugli altri altari; hanno scassinato il tabernacolo, versate le particole, che coprono il pavimento quali fiocchi di neve, e due, quattro, cinque si accapigliano per il possesso della pisside.

Egli stenta a prestar fede ai suoi occhi. Gli scassinatori, i ladri, non sono grassi borghesi, non socialisti e neppure la teppa, che approfitta della rivoluzione per sfogare le proprie passioni, ma i suoi anarchici, i più caldi aderenti delle teorie più azzardate.

Egli freme dallo sdegno,

—Vergognatevi!—esclama.