Impone loro di combattere piuttosto per il trionfo dell'idea.

Gli rispondono con una sghignazzata. Preferiscono saccheggiare e fare il bottino al portare la pelle al mercato.

Il rossore copre le sue guancie. Questo è il frutto di lunghi anni di educazione anarchica? Egli si era lusingato di aver condotto i suoi verso l'ideale ed invece comprende, che le sue dottrine non furono bastanti per uccidere la bestia nell'uomo; che gli antichi istinti sono divenuti più forti di prima: lo spirito di finzione, la viltà, il desiderio di mettere in salvo la pelle, ed in modo speciale la brama del possesso, il desiderio di accumulare ricchezze…. Comprende, che ci deve essere una mente che diriga, che guidi e comandi, e freme dallo sdegno, che nessuno gli voglia ubbidire, e che perciò l'ideale degeneri….

Continua la corsa; ecco una chiesa che arde; ecco parecchi cadaveri che penzolano dai fanali: un prete, due suore, un carabiniere, una guardia regia, qualche borghese. Non ne piange la morte: se la sono meritata; ma quello non è il tempo di fare giustizia; questa si farà di poi; è tempo di lotta! e continua…

Eccolo investito da una fiumana di gente che viene nella sua direzione; sono uomini, sono giovani, in parte feriti, colle mani lorde di sangue, in preda ad una grande rabbia, ad un forte sdegno, ad un'immensa paura. Li ravvisa. Sono dessi. L'avanguardia anarchica, che egli ha educato, ha entusiasmato, ha riempito di sete di sangue, di desiderio di rivoluzione. Hanno lottato contro l'esercito e vennero messi in fuga dal cannone, dalle mitragliatrici, dai fucili.

Lo vedono, lo riconoscono, lo minacciano.

—Maledetto! Tu sei la causa di tutto!—e lo trascinano seco nella fuga.

Egli cerca di scolparsi.

—Non sono stato io! Vi ho proibito di passare alla lotta.

—Non accettiamo nè comandi nè proibizioni da nessuno.