Ma non vorrei che qualcuno m’incolpasse di tessero l’apologia delle donzelle della mia città natale, chi sa per qual malizioso fine, chiudendomi la bocca, col gridarmi sul naso: Bah!... tutte le donne, sono donne!...
Sta bene! e poco più, poco meno subiranno la conseguenza del peccato originale che dannò i nostri primi padri, e che procurò a noi mille altri diversivi di dannazioni più o meno in relazione colla vecchia storia del pomo!...
Al fianco sinistro del Corso, vedesi anche oggigiorno un fabbricato di forma antica, in cui abitano sartine e lavandaje, ove fanno capo nei giorni di mercato i carrettieri e vi installano le lor rozze e le lor carrette, e che si chiama — Stallo del Diavolo, — come è indicato dall’insegna che si legge sulla sua porta arcuata.
La sua forma ha ben poco d’originale, oppure se v’ha d’originale, è una struttura disadorna, rozza, lo diresti impastato su alla meglio senza ordine architettonico, largo e stretto, con anguste scaluccie strette strette, con finestre che pajon porte, e con porte che pajon buchi; tre ale di fabbricato d’un sol piano, formano il quadrato del cortile, a destra del quale scorre quel ramo del Mincio che attraversa la città e scarica le sue acque nel lago, che poi le riversa nel Po.
La tradizione popolare lo veste di fantastiche forme, e per molto tempo le dicerìe di spiriti che lo faceano echeggiare di gemiti, di folletti, che vi ballavano la ridda, ed altri simili fanfalucche impedirono che si abitasse; parve poi che gli spiriti prendesser paura dei primi che ne ruppero la solitudine, onde messa la coda tra le gambe, ammesso che gli spiriti abbiano una coda, se ne stettero zitti, zitti!...
Svestito da queste idee superstiziose, che or più non attecchiscono che nella mente di qualche ebete, o di qualche scolaro del seminario vescovile, da cui si esce presso a poco con ugual dose di istruzione e d’ingegno, restò generale l’idea che per opera di uomini, o del demonio, il detto palazzo, o piuttosto questo vasto casamento, fosse sorto come per incanto, ed in tale spazio di tempo da far credere ad alcun che di soprannaturale concorsovi alla sua fondazione.
La leggenda che io sto per narrare incomincia nell’anno 1512.
Ove ora pompeggia leggiadramente ornato delle sue belle case, della sua doppia fila di lanterne a gaz, la larga ed amena via, non eravi allora che un’immensa vallata a forma di praterie, quadreggiata da scannellati filari di salici e di pioppi, e fin d’allora di fianco a questa vallata, distante un breve tratto dall’arco di Porta Leona che è al fianco destro del teatro sociale, sorgeva il vecchio palazzo erettovi dal conte Paride Ceresara, in brevissimo spazio di tempo a forza di braccia e di denaro. Era questi professo nelle scienze oculte, molto in voga in quel tempo... era discendente di antica stirpe spagnola stabilitasi poi in Italia... ed era nato in Mantova nel 1466. Aveva già 72 anni nell’epoca del nostro racconto... e durante questo lungo periodo di vita s’era molto distinto presso la Corte dei Gonzaga. Poco amante della carriera delle armi a cui destinavalo suo padre, e tratto dalla sua natura a studi poetici si era occupato nella solitudine del suo palazzo intorno a varie traduzioni latine e greche... Dicesi essere egli che tradusse alcune opere di Plutarco, la Dulnaria di Plauto, e che sotto il nome di Tieste de Ceresari scrivesse una celebre opera sull’astrologia giudiziaria. Amico del conte Nicolò d’Arco ne sposò la sorella: rimasto vedovo senza prole impalmò Barbara Capralta e da questo connubio ebbe quattro figli.
Dedicò al duca Federico Gonzaga un libro di Chiromanzia, con lettera di cui trovasi l’autografo nell’archivio del palazzo Ducale. Istruttissimo come era nella scienza astrologica vuolsi che nel suo libro la Geomanzia predicesse al cardinal Farnese il suo Papato alla morte di Pier Luigi... Era uomo piacevole, di ameno umore e carissimo ai principi che lo tenevano in alta stima...
Toccai questi brevi cenni di biografia storica onde dimostrare che il fondatore del Palazzo del Diavolo, o della casa della valle come la chiamavano allora, era tutt’altro che un Diavolo, benchè il volgo lo tenesse in concetto di stregone e di maliardo che con malefizi e sortilegi viveva oltre ai mille anni.... e faceva patti col demonio per non morir più.