Marta levatasi si mosse... si appressò alla porta, l’aperse ed entrò. Era una stanzaccia larga e disadorna, le pareti nere ed umide erano tappezzate di quadri, ad alcuni dei quali si attribuiva un valore immenso; sul camino ardeva il fuoco e riverberava tutto all’intorno una luce oscillante; sovra ad un mobile vicino al letto era situata una lucerna di ferro sormontata da un coperchio di pergamena ingiallita dal tempo che stringeva la luce in un circolo e lasciava in una semi oscurità il resto della stanza; sul camino i tizzoni ardenti crepitavano, si sentiva al di fuori infuriare la procella.
Marta entrò e mosse verso il letto che era di fianco al camino, e sovra il quale giaceva il vecchio.
Quasi sepolto sotto alle coperte che si era ammonticchiate addosso onde difendersi forse dal freddo della morte che già l’agguantava col suo inesorabile artiglio, non scorgevasi di lui che la smunta faccia ed il crine rabbuffo sovra cui in atto d’impazienza si agitava un braccio quasi di scheletro che si movesse nella tomba.
Le pupille roteavano dentro alle livide occhiaje come fosse sotto l’impressione d’uno spasimo convulso... — Marta... Marta... strega del demonio.... vuoi farmi morir dannato che non ti avvicini al mio letto?.... strideva egli con tuono gutturale. Un violento impeto di tosse gli ruppe la foga del dire... e bianche le labbra, per lo sforzo operato agitatosi un istante sul letto ricadde.
— I vostri nipoti non sono ancora arrivati... ma arriveranno in tempo, state sicuro... e la vecchia lo guardò scuotendo il capo come allora che s’era alzata dalla sua seggiola.
— Marta... vuoi farmi dannar l’anima sconoscendo il mio sangue!... balbettò il morente... e dal suo ciglio uscì un lampo.
— Enrico e Carlo s’ubbriacano alla taverna del Gallo nero, ribattè Marta. Nelle fibbre del vecchio corse un fremito!...
— Dannazione!... urlò sollevandosi come macchina inerte allo scatto d’una molla... E il mio oro a chi lo lascierò io?... e ne ho molto dell’oro!... dell’oro!... ripetè tra sè... dell’oro!...
— Verranno a tempo.... mormorò la vecchia.
Un lampo seguìto da uno scroscio di folgore passò dalla finestra, un buffo di vento vi gettò contro la pioggia che diluviava.