— Vostro figlio!... esclamò questi sorpreso. Ebbene, signora marchesa, che è egli avvenuto a vostro figlio?...

Lo slancio febbrile che avea animato per un istante quella povera madre si estinse, un singhiozzo irruppe dal suo petto... Il marchese che interrogava il dottore coll’occhio anelante... immoto... fisso su lui, si fe’ muto... Angela si serrò contro la madre... ella provò uno strano sentimento alla vista del dottore; fu come il risvegliarsi in quel momento d’un senso assopito nella sua anima... quel senso di paura che involontario avea giganteggiato nel suo cuore e che soltanto aveva obliato nell’abbandono dell’affetto di cui avea fatto centro un cuore!... prima... si sentiva troppo felice per poter avere altro pensiero che non fosse un sogno d’amore!...

La voce del dottore avea lasciato intravedere una infrenabile emozione nell’accentare ch’ei fe’ quelle sue parole.

— Egli pure non ne sa nulla!... mormorò la marchesa con voce semispenta.

— In nome di Dio!... che avvenne mai, donna Caterina?...

La marchesa taceva immergendosi col pensiero nella cupa disperazione del suo dolore.

— Che avvenne, marchese?... ridomandò egli ansioso e vieppiù agitandosi, mentre il suo sguardo gli roteava nell’orbita inquieto e sanguigno. Le sue labbra, come gli accadeva sovente, s’eran contratte, egli domandava e parea pregasse coll’interessamento di chi attenda per sè stesso, e vi era l’accento quasi del comando in quelle sue parole. Angela lo guardò con ispavento... si strinse di nuovo a sua madre, e le parve che avrebbe voluto chiudere sulle labbra del marchese la parola che vedea come gli stesse per uscire.

— Sentite, dottore, gli rispose in quello stesso momento il marchese coll’abbandono confidente della sventura, che cerca un eco al proprio palpito d’affanno — in nome di Dio! Non avete voi veduto Alberto?...

— Io no!... ma perchè questa domanda?...

— Egli è uscito stanotte, e non è più ritornato.