— Uscito!... esclamò il dottore, sul cui volto balenò il lampo sinistro d’un pensiero che ne contrasse i lineamenti come fosse soggetto ad un arcano terrore. Uscito! ripetè egli. E non è ancora ritornato?...
— No... ed è scorso per noi una tal notte d’angoscia, dottore!... che il labro non saprebbe ridirvela... Egli ha accompagnato Adolfo!...
— Adolfo s’era recato alla locanda del Giglio?... vi avete mandato?...
— Sì...
— Ebbene?...
— Adolfo era partito solo, il suo compagno l’avea lasciato qualche tempo prima... e doveva tornare alla locanda dove non fu più veduto ricomparire.
— Adolfo è partito!... gridò il dottore, per dio!... dite il vero, marchese?...
— Sì, Adolfo è partito!... ma non è d’Adolfo che io domando!... Ma comprendete voi, dottore, il terribile pensiero che si agita nella mia mente, che passa sulla mia anima e l’agghiaccia di spavento!...
La fronte del dottore si fece fosca!...
— Partito!... ripetè ancora fra sè a bassa voce!... Egli stette silenzioso per alcuni istanti... quella agitazione convulsa era passata... ei ricompose le sue labra ad un sorriso... e si volse al marchese che l’interrogava col suo occhio inquieto... Ben vedevasi come egli cercasse far argine alle emozioni della sua anima... — Io non saprei in vero, marchese... balbettò egli... ma non resta che un sol mezzo... informarsi pienamente se qualche avvenimento disastroso abbia avuto luogo questa notte... tranquillatevi intanto, marchese, io farò quanto meglio potrò... farò quanto possa suggerirmi l’interesse che mi lega a voi... e ritornerò, spero, in grado di acquetare la vostra agitazione... Mio Dio!... accadono tante piccole cose nella vita che assumono talvolta l’apparenza d’una grave sventura...