— Come va, marchese, gli disse il duca Ferdinando porgendogli la mano quando lo vide presentarsi sulla soglia.
— Male, altezza!... ad onta delle investigazioni fattesi in nome di vostra altezza ed ordinate da voi, nulla si è potuto rintracciare su quel disgraziato avvenimento!... Non so ancora, duca, se debba piangere un morto, o temere, chi sa qual trista sventura!...
— Bisogna convenire, marchese, esclamò il duca stizzito, che se fosse avvenuta disgrazia a vostro figlio, avremmo qui dei maledetti mariuoli che si dan molta briga per isfuggire alle travi de miei patiboli!...
— Vostra eccellenza sa che voci ben strane corrono tutto giorno... e di cui la città si allarma invano!...
— Parliamo d’altro, marchese!...
Il marchese guardò in volto al duca sulla cui fronte parea si stendesse quel velo di noja che da una circonlocuzione che tardi ad arrivare al suo scopo, e ricacciandosi nel petto un sospiro, ripetè egli pure... Parliamo d’altro, altezza!... sono ai vostri ordini!...
— Alla buon’ora!... Avete veduto l’ambasciatore?...
— No, duca!...
— Ve lo presenterò più tardi... vorreste fare per distrarvi un viaggio in Sassonia?... ve lo do a compagno e non ne sarete malcontento.
— In Sassonia, altezza?... domandò il marchese un po’ imbarazzato.