— Un magnifico paese, marchese... d’altronde sarete presto di ritorno, vi manderei a trattare colà più un affare di famiglia che una politica bisogna...
— Quando piaccia all’altezza vostra...
— Siamo dunque intesi?...
— Perfettamente!...
— Viaggerete coll’ambasciatore.
— Non importa con chi quando si tratti di servire il mio principe!...
— Sempre bravo e leale!... marchese, m’impegno a metter sossopra la città per aver nuove di vostro figlio, e le avremo.
Il marchese sorrise, di quel sorriso che non accetta la speranza. Il duca lo portò fuor della sala e s’intrattenne lungo tempo seco lui...
Due giorni dopo egli partiva per la Sassonia, lasciando Angela piangente al letto della madre. Mentre confortava entrambe colla promessa d’un sollecito ritorno, il suo cavallo sbuffante batteva nel cortile l’ugna ferrata; egli partì salutando di nuovo Angela, la vaga fanciulla che, asciugandosi gli occhi umidi di lagrime, si sforzava a sorridergli dal balcone.