— Oh come t’amo! mormorò ella stringendosi sul cuore quel bel viso d’angelo illuminato da un raggio di sole che, entrando dallo schiuso balcone, parea sorridere a quel quadro che Michelangelo e Carrer avrebber potuto creare in diverso modo bello, ma non più bello!...

— Ebbene? domandò la fanciulla; ti sentiva parlare sin dal giardino, madre mia, ed ora non dici più nulla?...

— Io? mormorò l’ammalata confusa, mentre una penosa emozione contraeva il suo volto che si fe’ più pallido. L’incognito non ascoltava; egli parea assorto in una profonda astrazione, ed i suoi occhi eran fissi sul volto d’Angela come in lei fosser concentrate le facoltà tutte della sua anima.

— Come mi fa bene il tuo abbraccio, mia buona madre!... gli ripetea Angela stringendosi alle labbra ardenti la sua fronte su cui cadeva una lagrima. Guarda i bei fiori, non è vero?... se non era per te, madre mia, io non li avrei spiccati dal loro gambo... ogni volta che io lo faccio ne provo pena, ma a te piacciono tanto!... non è vero che ti piacciono i fiori?...

Intanto che Angela parlava, cresceva l’emozione penosa che agitava l’ammalata, la sua mano che stringea quella di Angela rallentò la sua pressione, il suo alito si fe’ debole debole, mandò un sospiro, e mormorò un nome!

Angela gettò un grido disperato.

— Dottore!... dottore!... essa muore!...

L’incognito si scosse... gettò uno sguardo su Angela... uno sguardo di fuoco!... Angela non lo vide, essa era china sul letto della madre e la chiamava coi più teneri nomi che potesser far rivivere l’anima, se nuovo Pigmalione potesse rianimarsi al soffio dell’amore!

Angela si trovava per la prima volta in faccia a questo annichilimento precursore del disfacimento... in faccia a questo tacersi di tutte le fisiche facoltà, che nell’essere ancor vivo danno l’idea d’un cadavere!... e si era gettata ginocchioni a’ piedi del suo letto, folle di terrore e di disperazione!... e copriva di lagrime e di baci quelle membra inerti che non rispondevano all’appello di quella suprema disperazione dell’affetto!...

CAPITOLO XXXI. Agonía.