Quando donna Caterina rinvenne si trovò accanto Angela ed il dottore che vegliavano intenti al suo letto; l’ammalata ebbe un sorriso di riconoscenza e d’affetto, poi quei due angeli che parea stesser là, in atto di contendere alla morte quella preda su cui, già librata in atto di colpire oscillava l’inesorabile falce.
Morire... e lasciare sola sulla terra quel vago fiore che era Angela!... essa la vedeva già perduto il bel sorriso del suo labbro di diciasette anni, curvarsi sotto il peso del dolore e dell’abbandono; essa la vedeva vestita di nera gramaglia... nelle ore silenziose della sera quando la natura sembra mandare l’ultimo saluto alla luce, per seppellirsi nelle tenebre, la vedeva recarsi presso una bianca croce di marmo del cimitero, e là sciogliervi tra le lagrime la sua preghiera, ultimo e santo tributo dell’affetto che bagna una lapide mortuaria, nella pia lusinga che quelle lagrime sian vedute dall’occhio che si è infossato dentro la bara, mentre dentro l’occhiaja d’un teschio spolpato ei s’è fatto putredine... putredine che pur essa sfacendosi subì la eterna legge dell’annientamento che è la vita della riproduzione!...
In un impeto di pauroso trasporto la povera madre si strinse al seno già scarno e livido la fanciulla, che ne baciò convulsamente le labra e ruppe in singhiozzi.
Esse s’eran comprese!... le loro anime si eran parlate quel terribile linguaggio dell’agonia e della disperazione.
Si eran strette al seno come volesser far argine al loro pensiero, come volessero fondersi in una sola cosa che potesse animarsi d’una medesima vita, palpitare di un sol palpito...
— Avete bisogno di riposo, donna Caterina, disse a bassa voce il dottore, che immobile ai piedi di quel letto, parea stesse lugubremente analizzando, tutte le sensazioni che riflettevansi sovra quelle due fronti per cui l’anima non aveva che una manifestazione!...
Angela levò bruscamente lo sguardo sul dottore... eravi una strana espressione di dispetto e d’amarezza in quello sguardo di fanciulla, eppur ardente come per lo scatto d’una reazione che ella stessa forse non avrebbe saputo spiegarsi...
Aveva ella indovinata, oppur sospettata in quell’accento, la crudele voluttà di richiamare la mente che avesse vagato per qualche istante rapita nell’illusione d’una speranza, alla realtà del dolore?...
Poteva ancora essere la vigile circospezione del medico che teme da una sensazione troppo protratta un maggior squilibrio organico in un corpo che già stia per compiere l’opera della sua decomposizione!...
In questa certezza... che era pur troppo evidente, perchè pensò forse Angela, non ci lascia egli almeno questo istante di oblio?... perchè dirci con quella freddezza glaciale che analizza ogni pulsazione del cuore quando ogni suo battito ne scema la vita; pensate!... pensar che?... pensare che fra poco di tutto ciò che vive vicino a me non resterà che un cadavere freddo, muto, inanimato... Poi, una lapide, poi una memoria!... pensar che?.. ai dolori che mi aspettano... all’abbandono che mi circonderà colle sue spire agghiacciate!... tali erano forse i pensieri che produssero in Angela quel senso, che parve quasi di indignazione, contro le parole del dottore...