CAPITOLO XXXIII. Il Convegno.
Era una notte tetra ed oscura quella in cui Adolfo si recò al convegno del ponte della Croce. Era arrivato la sera al paese, aveva abbracciata la vecchia Margherita che non si saziava dal guardarlo e le pareva essere un miracolo del Cielo il vederselo d’innanzi, bello, giovane, cambiato di modi... Un giojello per cui avria tolto patto di morire sul momento per vederlo, se appunto in quel momento non avesse sentito di più il desiderio di vivere per prolungare quella gioja che le era tanto cara, perchè le fu sì a lungo tardata. Davvero!... che s’ha da esser tanto matti, da non aver senso comune quando si dice... (credo per burla) avere la tal cosa!... e poi morire!... è vero che le son cose che non si dicono che quando s’è innamorati... vederti!... averti!... con quel che segue!... e in tal caso c’è tanta materia in capo da far girar la bussola a modo da dir queste ed altre bestialità, a cui la ragione non dà il passaporto... e si rimandan da dove son venute!...
Adolfo s’era armato del suo fucile ed aveva lasciata la vecchia Margherita che gli corse dietro sin sulla soglia scongiurandolo in nome di tutti i santi a non cacciarsi in qualche brutto impiccio, chè la fisonomia del giovane gli diceva chiaramente ch’ei non pensava a gingilli!... e la carabina che s’era messa ad armacollo le parea più terribile d’uno scongiuro al diavolo per cui quella notte parea fatta apposta ond’ei ne avesse sollazzo!...
Adolfo appoggiato alla sua carabina ritto sul fianco sinistro del ponte, attendeva. Un debol raggio di luna che si fe’ largo tra le nubi che si accavallavano per lo spazio, projettava la gigante sua ombra al disopra degli sterpi della siepe vicina ed irraggiò per un istante quel pallido viso, bello come una di quelle maschie figure del Rembrandt, che fanno sì stupendi i foschi suoi quadri!... La sua pupilla parea rapita in profonda astrazione, ed aggiravasi con moto rapido ed inquieto nell’orbita dilatata in quell’attitudine naturale in chi vigila sulla propria sicurezza!... in chi si cimenta ad uno di questi giuochi terribili in cui si mette a posta la vita!... Il solo lampo di quello sguardo lo diceva vivo... cupo ed immoto così come ei si stava si saria preso per un simulacro che si confondeva colle tenebre. Dietro di lui si avvallavano le praterie distese sul fianco destro della strada. La valle dava l’idea d’un abisso coperto di nebbie; davanti a lui per ripido declivio s’innalzava la montagna colle alte sue vette screziate dai baleni d’uno spesso lampeggio che veniva preparando la procella.
Le fronde degli olmi stormivano appena, agitate da un’aria grave, umida. S’intese un fischio acuto, prolungato... pareva un segnale.
Adolfo si scosse, un fremito corse le sue fibre, portò la mano all’arma ed aspettò...
Sullo svoltar del sentiero che faceva capo al ponte parvegli scorgere un’ombra la quale mosse alcuni passi e poi ristette — Chi va la?... gridò il giovane.
Si ripetè il secondo fischio.
— Ci sono — disse Adolfo.
— Eccomi — rispose la voce...