— Affè! disse questi ridendo, vi sgomentate per ben poco! è la vecchia custode del palazzo che vorrebbe vedere la sposa! Marta!... vecchia strega!... gridò egli con accento di mordace ironia; cacciati nella tua tana e non metter fuori i tuoi occhiacci che spaventan la mia bella!... Affè! nol sai ancora che fai paura ai morti con quel tuo viso da megera?

Non si agitò più nulla nell’angolo del cortile.

— È sparita come ad uno scongiuro, disse ridendo Enrico, che si passò sotto al braccio la mano tremante d’Angela.

Dalla carrozza del corteggio era scesa una brigata di giovani che si fecer intorno agli sposi.

— Amici! la tavola ci aspetta, disse loro Enrico accennando coll’atto di precederli, ed affè! che le mura di questa casa hanno ben bisogno di sentire un po’ l’allegro cozzo dei bicchieri vuotati in un giorno di festa!...

Era imbandita una sontuosa mensa nella gran sala del palazzo. Era una vasta sala che abbracciava tutta l’ampiezza del fabbricato. Splendeva di doppieri, e le pareti ornate di vaghi dipinti, parean sorridere agli sposi; il sorriso degli amorini e degli angeli pareva fatto più vago da quello sfarzo di luce, da quella pompa di ricchezza.

Diroccata come è, la si vede anche ora nell’immensa vastità del suo spazio, co’ suoi quadri che appena appena conservano qualche vestigio della loro antica splendidezza. Dovevano essere capolavori d’arte; ora non sono più che informi frastagli... scheggiature di ciò che erano, intorno a cui si ammucchia il frumento. Era una magnifica sala che ora si è terrazzata facendone due piani da usufruttare come magazzeno.

Dopo qualche ora l’orgia vi si era accampata regina!... s’era inneggiato agli sposi, ed all’amore; si era inneggiato alla voluttà ed al piacere, ed Angela che pensava al pallido viso di sua madre morente, sentiva alle sue orecchie rintronate da quel fragore un ronzío di parole che suonavan bestemmie al suo animo non contaminato. Pallida e muta come una statua di marmo a quel banchetto del vizio che calpestava ogni pudore per sbrigliarsi nella sua dimostrazione più aperta. Oh come essa avrebbe benedetto a Dio, se Dio avesse potuto toglierla a quell’abisso in cui si sentiva trascinata da una inesorabile fatalità!... Ma a che serve la preghiera? stolto delirio del pensiero che si tributa ad una larva muta ed impotente nella sua fatua impassibilità... Ella comprese tutto!... tutta la menzogna di quella vita di apparenti sagrificii, di false abnegazioni!... essa comprese la ragione dei suoi arcani presentimenti... si vide perduta!... le balenò trucemente al pensiero la sparizione del fratello... quella di Adolfo... Guardò suo marito e vide sulle sue labbra uno di quei sogghigni che tante volte vi avea colti a volo quando stavan per vestirsi coll’ipocrisia del sorriso!... comprese tutto... e dinanzi a lei vide l’indissolubilità d’un nodo che l’univa a quell’uomo per cui il suo orrore era pari al disprezzo!... Amare un essere da cui si sente d’esser divisi, e divisi dalla mano stessa che vi stringe come in un artiglio di demone!... Voler, potendo, rinunciare alla vita per sottrarsi a lui!... Voler, potendo, patteggiare l’eternità d’un supplizio per avere un’ora di gioia!... e dover darsi a questo essere mostruoso da cui sentite che vi vengono tutte le vostre sventure!... Esser vicini a concedergli ciò che custodite gelosamente nel sacrario della vostra anima e dover dire: quest’uomo è mio marito!... quest’uomo ha un diritto sopra di me che la legge gli accorda, a cui io non posso sottrarmi!... È una cosa ben orribile!... Era questo lo stato d’Angela dal momento che le si squarciò dinanzi la benda! dal momento in cui imprudentemente suo marito gli avea detto: guardami!... sono non come fui, ma come mi avrai per sempre! La povera fanciulla sentì che la ragione si smarriva; sentì le sue tempia battere come se il cervello stesse per schizzargli fuori!... e volse uno sguardo supplice a quell’uomo che la dominava col suo fascino da serpente.

— Amici! esclamò egli levando colma la tazza; alla salute di mia moglie!... ho divorato un’eredità, ma ho dato la caccia ad una dote! Parce sepultis! ed ora posto a tutti!... Egli lasciò cadere il bicchiere vuoto sulla tavola e ricadde ebbro. Angela gettò un grido e si lanciò verso la porta.

Scrosciò un riso sotto alle vôlte della sala; sulla soglia era apparsa la vecchia Marta avvolta nel suo scialle grigio. Essa avea l’aspetto di un fantasma; la sua testa bianca e calva usciva come da quella forma d’imbuto attortigliato: le occhiaie profonde mandavano un raggio... quel raggio si posò melanconicamente in volto alla fanciulla... quella fronte di marmo livida e raggrinzata si animò come accesa dal soffio d’un pensiero... le sue braccia scarne si protesero verso Angela, che non arretrò impaurita... Il largo sciallo si aperse... e fanciulla e fantasima sparvero come un baleno!... I convitati balzarono dalle seggiole, ma vi ricaddero guardandosi in volto pallidi di terrore. Enrico mandava dalla gola il suo rantolo d’ubbriaco. Un silenzio di morte era succeduto al vivo frastuono dell’orgia!...