Quell’uomo che aveva patteggiato col demonio la sua sorte, che avea fatto echeggiare le vôlte delle vaste camere del palazzo della Valle delle scomposte grida dell’orgia! che poi era sparito!... come mai poteva aver contratto matrimonio con una sì vaga fanciulla qual era la figlia del marchese Paolo?...

Quello che pareva più strano ancora era ch’egli avesse lasciata deserta la casa della Valle, mentre per aver sposata la figlia del marchese dovea pur aver abitato la città... la corte, con cui la famiglia del marchese era in contatto... e le dicerie sbrigliandosi all’impazzata prendevan strane forme, e si diceva che per compiere quella sua opera di stregheria avesse assunti aspetti sotto cui passava incognito agli occhi di tutti, e si lasciava solo vedere da quelli da cui volea esser veduto. Dicevasi ch’egli entrava nel palazzo senza che la porta si aprisse, e che quand’egli entrava si sentivano rispondergli gli spiriti che lo abitavano; quegli spiriti, dicevasi, aveano una voce che parea un canto di sepolcro quando salutavano il lor signore.

Angela sentì il rumore della porta del palazzo che si chiudeva dietro lei piombargli sul cuore come quello d’una prigione che separa il recluso dall’esistenza.

Entrava nella casa del suo sposo, lasciava quella ove era nata. Ciò era naturale. Eppure le parve che si staccasse da tutto ciò che le era caro; sino dalle memorie del suo passato. E l’avvenire?... la povera fanciulla non osava spingervi il pensiero... l’uomo che sua madre aveale dato dal suo letto di morte a compagno de’ suoi giorni, le aveva detto: Venite... Ella era andata!...

Aveva dato un addio al giardino dove correva giuliva cogliendo fiori e farfalle!... dove più tardi avea sentito l’alito ardente di un bacio infuocargli la guancia!... Al balcone dove lo aspettava trapuntando un nome in sembianza di fiore!... a tutto ciò che gli parlava di lui, della sua infanzia. Aveva chinata la fronte come una martire... volea veder sorridere sua madre, e pagava quel sorriso col prezzo della sua vita! era pagarlo molto!...

Quando la carrozza si fermò nella corte essa si riscosse dai suoi pensieri... Suo marito le porse la mano, essa vi si appoggiò tremando; un sogghigno errò sulle labbra di quell’uomo il cui occhio nero e scintillante parea scrutasse le più segrete latebre di quel giovane cuore per trarvi il mistero de’ suoi palpiti anelanti.

— Vi faccio sempre paura?... domandò egli coll’accento di una compita galanteria, ch’era in lui il più insultante dei cinismi.

La giovinetta fremè e non osò levare sopra lui il suo sguardo di vergine, che avrebbe indovinato la lascivia del demone!...

In un angolo del cortile si vide agitarsi una forma vivente. Era una specie di saio bigio mezzo nascosto dalle tenebre, da cui usciva una testa bianca che si tese intenta a guardare.

Angela impaurita, si strinse al braccio del marito.