Mastro Antonio spalancò sul giovane i suoi grandi occhiacci e credette ch’ei diventasse matto per volgergli una simile domanda.
Il giovane che parve comprendere l’espressione di quella significante pantomima... trasse di tasca una borsa e la porse al barbiere.
— Questo denaro por voi buon uomo se può valere a farvi metter da banda la vostra paura per le ombre... e se aderite alla mia domanda, non dovete che accompagnarmi fuor della porta, una semplice indicazione mi basterà... e che anima viva non sappia una parola di ciò.
Il barbiere non se lo fece dire due volte, fe’ passar la borsa del giovane in una delle larghe sue tasche bisunte, tolse il suo cappello da una panca e precedette il forestiere a cui era venuto, pensava lui un sì strano gusto, contento se non altro che lo pagasse tanto bene.
CAPITOLO XXXVII. Timori e speranze.
Come il lettore avrà potuto facilmente indovinarlo il giovine dal feltro nero che era capitato così d’improvviso in mezzo al circolo del barbiere non era altri che Adolfo... Egli aveva lasciato il paese appena le forze glielo consentirono, ed ardente d’amore e di vendetta, dopo aver trovato colla mente il filo tenebroso che era stato dalla fatalità allacciato intorno alla sua esistenza, veniva in cerca dell’uomo che dopo aver assassinato suo padre, fatta morire di dolore sua madre, s’era frapposto tra lui e la felicità, e da cui presentiva tutta l’immensità della sventura che doveva essersi compiuta durante la sua lunga agonia.
Egli si era recato a Mantova, ed aveva trovata deserta la casa del marchese; egli era occupato ancora della sua missione, la marchesa Caterina era morta, Angela la seppe sposa dell’uomo che solo egli odiava con tutto il veleno del cuore in mezzo a coloro a cui prodigava i tesori del suo affetto.
Gli si era parlato del giovan signore del palazzo della valle come di persona nei cui fatti il volgo non fermò mai il pensiero compreso dal superstizioso terrore che avvolgeva un tal luogo. Aveva inteso di quello strano matrimonio, di quella sparizione più strana ancora... Adolfo gli si era cacciato alle peste da buon segugio!... Che che dovesse succedere, di lui!... di quanti lo circondavano! era d’uopo ch’egli avesse la vita di quest’uomo, di questo miserabile con cui doveva saldare un ben serio conto, in quel giuoco terribile alla cui posta aveva messa la vita!...
Mille pensieri tumultuavano nella mente di Adolfo dopo che mastro Antonio accennatogli quanto gli chiedeva e che sembrava tanto interessarlo, lo lasciò solo d’innanzi a quella casa dentro cui un segreto presentimento gli faceva creder che si celasse rapita ad ogni sguardo, in preda a chi sa quali tristi vessazioni la sua Angela!... Egli stette immoto, contemplando quell’imponente edificio che assumeva le strane forme d’un immane fantasima, d’un mostro vivente che avesse la potenza dell’operare!... e questa sua opera era un’opera d’inferno!... il giovane sentiva quasi l’impotenza di continuare nel disordine del pensiero, lotta contro l’ignoto, quella larva infame che egli doveva afferrare per far sua...
Egli avrebbe chiesto a Dio un attimo della sua onniscienza se avesse creduto che Dio!... questa chimera dell’immaginazione, avesse potuto ascoltarlo; ma egli era qual si trovava; solo in faccia a ciò che voleva compiere, solo colla cupa disperazione della sua anima, compresa da una speranza a cui domandava la vita, fosse pure coll’illusione d’un sogno!