DI ULISSE BARBIERI

ADELIA

CAPITOLO I.

Comune storia che finge pur il vero,

A voi fanciulle io narro!...

Spuntava il sole d’un bel giorno di giugno. Le tremolanti cime degli alti pioppi che imboscano le valli del mantovano erano avvolte in un’onda di luce e si disegnavano nello spazio in bizzarri frastagli.

Appoggiato al parapetto del ponte di S. Giorgio, vedeasi un giovane dalle sembianze dilicate, dalla pupilla animata, dai capelli che a lunghe ciocche scendevangli intorno alla fronte alta e serena.

Egli seguiva astrattamente l’incresparsi delle calme acque del lago, sul cui dorso vedeasi guizzare qualche gaio pesciolino che le solcava d’una bella striscia d’argento, mentre il sole che innalzavasi a poco a poco imperlava i verdi ligustri bagnati ancora dalla notturna rugiada.

Fra quella folta selva di giunchi che si estende sulla riva sinistra del lago, l’usignuolo modulava la sua mesta nota; il gardello dalla cima di qualche antico pioppo trillava il suo armonioso gorgheggio; gaie villanelle passavano il ponte adorne del loro più bell’abito festivo; da lunge udivasi lo schioppettìo allegro delle fruste agitate dai merciajoli che spingevano le loro rozze alla piazza che s’ingrossava di rivenduglioli.

Era insomma una mattina d’un bel giorno di festa, ed il pensiero ti si esilarava nel contemplare quella scena così poetica nella sua amena semplicità.