L’argenteo raggio d’una pallida luna baciava le nere chiome d’una pensosa giovinetta seduta sola e raccolta al piccolo tavolino da lavoro della sua stanza, allora che dalla strada s’intese il suono della mesta canzone.
Ne erano le note dolci come un sospiro e parea non domandassero all’eco che un altro sospiro ad intrecciarne l’armonia.
Quella giovinetta era Adelia... si scosse... tese l’orecchio con avida ansia... i suoi begli occhi celesti scintillarono ardenti ed animati... un incitato anelito le sollevò il petto ansante, colla leggiadra sua mano si compresse la fronte come se volesse frenare l’inquieta danza dei pensieri che dentro vi turbinava; si alzò tacita, accostossi al balcone che stava aperto... forse per lasciar adito alla fresca aria della sera...
Ristette immota.... Un giovane svoltava l’angolo della vicina via; la giovinetta non potè udir altro che l’allontanarsi de’ suoi passi.
Pure aspettò... quel rumore tornò a farsi più distinto; vide un bel giovane dalla corporatura snella, dal volto pallido, dai capelli neri e lucidi, che ripassò senza levare lo sguardo, poi più nulla!...
Essa era ancor là... guardava una stella il cui raggio le tremolava sul capo, e parevale che favellasse arcane parole alla sua anima che chiedeva alla vita il suo mistero!...
Come era bella! appoggiata a quel balcone, illuminata da quella mistica luce che ne inargentava le chiome d’ebano! Era pur bella!... china la fronte sul suo seno d’alabastro, simile alla Margherita di Goethe, che sfoglia il fiore della rivelazione, sfogliava essa i fiori del suo pensiero cercandovi il più bello ed il più olezzante!...
Come si disegnava bello il suo corpiccino di gazzella sotto alla sua veste bianca!
Essa non sapea ancora che nome avesse... chi fosse il pallido giovinetto che aveva cantata sotto al suo balcone la romanza del sospiro!...
Ma che importa al cuore che ama di un nome?... Si sovvenne della prima parola colla quale l’aveva chiamata baciandola sua madre, e la mormorò stemperando la sua anima in un sorriso. Mio Angiolo!...