Povera Adelia!
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È mezzanotte!... la luna che ha irraggiata quella scena, ha nascosta la sua faccia luminosa in seno a fosche nubi. Da che ritorse inorridita il suo raggio?... Dalle socchiuse griglie di un’altra casa s’ode un tintinnìo di bicchieri... grida... un nome... poi uno scoppio di risa... poi una parola mormorata da due labbra nello scambio di un bacio: Povera Adelia!
CAPITOLO III. Spiegazioni.
Insomma!... l’amava o non l’amava?... mi domanderà il lettore.
O che bel vezzo è mò questo di tradurci innanzi il vostro protagonista mentre aspetta il sole che nasce, che poi fa quasi a pugni d’innanzi ad una chiesa per veder in viso la sua bella!... per mandarcelo ad un tratto chi sa dove... a profanare in un’orgia chi sa qual nome... Signor novelliere!... l’è questo un andar a sbalzi che non ci garba gran che!... E poi... chi è questo signor Carlo che sta guardando i pesciolini che guizzano, come uno scolaro del Seminario!... che canta delle romanze che sono andate giù di moda, e che dato poi uno scappellotto a tanta ingenuità preadamitica ci fate smarrir d’innanzi lasciando a noi d’allambiccare il dove abbia potuto cacciarsi....
Affè, dico io... cosa importano mò a voi, belle lettrici, giacchè è per voi che butto giù questa novelluccia da strapazzo! cosa importano a voi i connotati più o meno speciali e fotografici dell’eroe di questo racconto?... prima di tutto... disse, ed a ragione, un nostro chiaro scrittore che al dì d’oggi quest’ufficio che altra volta era un privilegio dei romanzieri, se l’han preso certe persone che hanno tanto a che fare colla poesia come il Patio nel Corano!... sebbene sia merce dell’istessa stoffa!...
D’altronde, sapete perchè v’ho accennato il suono de’ suoi passi, invece di disegnarvelo, spendendovi dietro una dozzina di paginette?... prima di tutto perchè si vuole che io faccia presto!... in secondo luogo perchè ho pochissima voglia di scriver molto!... e poi, perchè credo che l’uno per l’altro il suono dei passi lo rendano tutti con una certa qual prossimitività d’uguaglianza, dalla quale voglio trarre pressochè una norma dell’uguaglianza dei difetti e delle virtù, di bene e di male, onde s’informa questo ammasso d’ossa e di carne, di sangue e di vene, che costituisce il meccanismo di questo logogrifo ambulante che dicesi uomo, mentre agisce su questo vasto teatro che dicesi mondo!... rappresentando questa farsa comico-tragica che dicesi vita!...
Tutt’al più sarò obbligato a dirvi l’espressione esterna dei suoi lineamenti, e se ben non m’inganno sembrami avervi detto che era bello, pallido, così come un ritratto al dagherrotipo esposto alla curiosità dello sguardo.
Guardava i canneti indorati dal sole, cantava una romanza sentimentale passando sentimentalmente sotto ad una finestra, poi andava ad orgiare salutando con un brindisi l’idea conquistatrice del bollente suo spirito!...