— Dunque, soggiunsi, ditemi: che cosa debbo fare per voi, ora, Luisa?...
Luisa rimase qualche minuto immobile. Soltanto quando le toccai bruscamente una spalla per indurla a parlare, incominciò a sciogliere adagio adagio il nodo delle mani che s'era stretto sul viso. Sollevò il capo, agitandolo in un segno di sconsolato diniego, come per dire: — Che so, che so, io? — e allora vidi improvvisamente con infinito stupore dinnanzi a me il volto stralunato di Armida. Mi alzai di scatto. Non c'era dubbio! Quella era Armida. Quantunque la sua faccia fosse gonfia di pianto, inselvatichita da quell'arruffamento di capelli, la sua somiglianza con la fotografia che avevo tante volte contemplato quel giorno era indubitabile.
— E voi? gridai non appena mi riebbi dallo stupore, che fate voi qui, disgraziata? Sotto il mio letto? Che cosa c'entro io con i vostri drammi d'amore? Signora, signora Armida, esclamai esasperato, uscite subito di qui! Tutto il giorno, non mi avete dato altro che brividi ed ansie!... Basta! Basta! Se volete vendicarvi di un amante spergiuro, fatelo fuori di casa mia! A me poco importa di Esposito e dell'epilogo che finirete per dare alla vostra goffa tragedia...
Così dicendo girai la chiave nella toppa e spalancai la porta. Ma Armida non si mosse e ruppe in un pianto ancora più disperato. In quel punto s'udirono dei passi frettolosi nel corridoio e sulla soglia della mia stanza apparve Esposito.
— Bene! gridai, affrontandolo con le braccia levate al cielo. Poichè sei venuto, ecco qui quel che ci vuole per te!... Prenditela, e andate... Andate lontano, tu e la tua Armida! E scegliete la morte che più vi conviene, purchè vi decidiate una buona volta a morire!
Ma Esposito mi allontanò con un urto della mano e, afferrata la donna per le spalle, la squassò come se avesse voluto stroncarla.
— Maledetta! gridò. Ti ho trovata finalmente! Qui, qui, eri! Ora penso io a tutti e due!
Si raddrizzò e mi venne incontro minaccioso.
— Che dici tu di Armida? domandò con voce cupa. Che cosa ti importa di Armida? Di Luisa, di lei dobbiamo parlare! Tu l'hai nascosta qui... Tu lo sapevi... Ecco perchè hai tardato tanto stamani! Tu l'hai nascosta, e hai rovinato me, e tutti noi, per sempre. Per tua colpa le nozze non si sono fatte e non si faranno mai più... Infine, l'hai disonorata... Poichè Luisa è una fanciulla, e tu sei un uomo, e questa è la tua casa... Sai tu che cos'è l'onore di una fanciulla? Di una fidanzata? Ebbene: ora che l'hai disonorata, ora la sposi, tu!
Egli fece per afferrarmi le mani. Io lo respinsi violento. Mi sembrò d'essere divenuto cieco d'un tratto. Mi mossi, e mi piantai fra lui e Luisa, fra Luisa e la porta.