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Questa cittade vi si mantenea, cioè Gienudris', per una pulcella, che Argogliosa appellare si facea ed era di nov'anni, molto bella. Vide la gente ch'al fantin traea: dimandò ch'era e seppe la novella. Disse a' suoi bali':—Or mel fate venire che per mio servo il vo' fare a nudrire.—

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I mercatanti fûr sanza soggiorno davanti alla pulcella col fantino. La pulcelletta collo viso adorno, veggendolo sí bel da piccolino e che la gente andava lor dintorno, ché rassembrava un angelo divino, chiesel a' mercatanti in dono caro, ed e' con allegrezza gliel donâro.

11

Molte balie fûr tolte a governarlo, che inamorata ciascuna parea, e di quel drappo ad oro dismantarlo, e la pulcella sí lo riponea, come persona ch'è di gran legnaggio. Gibel la dama nome gli ponea, tosto lo fece crescere e allevare con piú maestri a legger e a studiare.

12

Egli era veramente tanto destro, il gaio giovinetto, ad ogni cosa, che da ciascuno era tenuto maestro, e la sua fama cresce valorosa. Ed alle cose era maniero e presto vie me' che gli altri; e quella gentil cosa della pulcella n'avea tal piacere, ch'altro disio non ha che lui vedere.

13

Crescendo il giovinetto valoroso, alla schermaglia comincia ad usare, della qual vene tanto copioso, che a quel paese non trovava pare. Di costumi e di danze piú gioioso, piú che null'altro me' le sapea fare, di salti e di lanciare e di destrezza, e in belle cacce tuttora s'avvezza.