19
Udendo la novella il donzelletto, dalla giostra si fu tosto partito, alla donzella se n'andò soletto, fulle davanti e dielle un bel saluto, contòlle come stato gli era detto che d'altri parti quivi era venuto co' mercatanti lontani e stranieri, sí come gli avea detto il cavalieri.
20
E la pulzella gran dolore avía, udendo le novelle di Gibello. Il braccio in collo quella gli ponía, piangendo dice:—Giglio mio novello, i' t'aggio amato alla mia signoria. Donde venissi, deh, lascia andar quello! Dolce 'l mio amor, no' languir né aver doglia, sia mio marito ed io sarò tua moglie.—
21
Allor Gibello, lo gentil garzone, disse:—Pulzella, moglie non torrei, se mio legnaggio in prima non soe; amor di donna mai non prenderei. Cercar vo' di mia gesta, s'io potròe.— E dove andasse, domandòne lei; ella gli disse come l'avea tolto e diègli il drappo d'oro, in che fu involto.
22
La pulzelletta, senza dimorare, innanzi che Gibello cavalcasse, chi 'l proverbiò, ella il fece pigliare, e la testa volea gli si tagliasse. Allor Gibello no' la lasciò fare, anzi pregolla che gli perdonasse. Ella gli perdonò, poi ch'a lui piacque; ma a tutta l'altra gente ne dispiacque.
23
Argogliosa pulcella di dolore en el suo cuore era tutta smarrita, e sí dicea:—Lassa! Dolce el mio amore, poi che ti parti, i' non vorre' piú vita. Ad altra donna donera' 'l tuo cuore, poi che da me cosí fai dipartita. Dogliosa a me, ch'io ho fatto nutricarti! Or quando ti vedrò? Perché ti parti?—