Come la gente si maravigliava, non è mestieri ch'io vel dichi quici; ché tutto l'universo ne parlava, come tra loro iscriveano gli amici; e tutto il chericato ne tremava pensando perder tutti i benefici. Giunto presso a Parigi una mattina, gli si fa incontro il re e la reina;

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e 'l vescovo con tutto il chericato si cavalcava col re sanza fallo. Quando si furon a lui appresentato, tutta la gente ismontò da cavallo; piangendo di letizia, inginocchiato, cominciâro il re e gli altri a salutallo: —Ben possiate venir, Santa Corona!— Ed e' saluto non rende a persona.

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Cui Salamon mirava punto fiso, accetto sel tenea piú ch'uom vivente, e di letizia si segnava il viso e sí diceva umile e riverente: —Egli è venuto ben dal paradiso, tanto ha l'aspetto angelico e piacente!— Giunto in Parigi, come gli fue a grado, col vescovo ismontò al vescovado.

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E 'n sulla mastra sala fece fare una gran sedia con sette iscaglioni: su vi sedea, e a' piè fece istare i gran maestri, i preti ed i baroni; e fece intorno a sé ingraticolare, empier la sala di libri e' veroni. Po' venne un prenze: com'egli ha ordinato, venne dinanzi a lui inginocchiato.

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—Mercé, per Dio! Il re tiene in pregione, benché questo dovete voi sapello, nostro signor ch'elli ha 'n condennagione: a tal condennagion facciamo apello.— Vedendo ciò, comandò Salamone che comparisse il re di Francia ed ello. Temendo, il re comparí a mano a mano: apresso menò seco il Capitano.

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