E riposati alquanti giorni poi, i cherci fiorentini il dimandâro: —Dicci se lo giudicio tocca a noi, o se per nostro inciampo ci è riparo.— Salamon disse allor:—Sí come voi siete principio al dolore e all'amaro, sarete i primi che il Signor superno vi manderá nello prefondo eterno.—

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A' prior disse:—Questa vostra terra, chiamata "fior", farò che fará frutto; ma, prima che sia, se'l mio dir non erra, dovizia avrete di pianto e di lutto.— Ed il consiglio co' prior si serra: alcun dicea che volea ch'al postutto e' fusse presentato riccamente: chi n'era lieto, e chi n'era dolente.

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In ringhiera levossi un calzolaio e disse:—Io dico ch'al signor reale non si die tanto che vagli un danaio, po' ch'egli il manda il re celestiale; ma, se ognun vuole istare allegro e gaio, pigliamo il bene e lasciamo ogni male, e'l Signor ci dará stato perfetto.— Ciascun rispose e disse:—Egli ha ben detto.—

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Partissi Salamone e andò a Gagliano, la sera se n'andò sanza menzogna: e riguardando intorno il Capitano conobbe ch'era il camin di Bologna. E parlò e disse:—Signor mio sovrano, licenzia v'adimando con vergogna, ch'io possa ritornar in mio paese, ché mio nimico è il popul bolognese.—

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E Salamon allora prese a dire: —Di questo fatto il miglior prenderemo: quando tutta la gente fie a dormire verrai a me, e ciò consiglieremo.— Quand'e' fu tempo, ed e' per ubbidire andò a lui nella cambera; allo stremo d'andare a letto, trovò Salamone ignuda, e disse:—Ben vegna il barone.—

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