5
siccome s'eran canti di vantaggio ed istormenti d'ogni condizione, con cento damigelle d'un paraggio, cantavan e suonavan per ragione. Ell'eran tanto belle nel visaggio, che agnoli parean piú che persone. Questo facevan quand'ella mangiava, quando dormía e quando si levava.
6
Per guardia avea l'altissima reina mille buon cavalier pien d'ardimento, e mille turchi, gente palladina, ch'eran piú neri che carbone spento. Con questa forza e con la sua dottrina, facea sí grande e giusto reggimento, che simil nol fe' mai signor né dama, sí che per tutto'l mondo avea gran fama.
7
Quando lo'mperador di Roma intese le sue bellezze e 'l senno, ch'avea tanto, subitamente del suo amor s'accese, e pensò d'accusarla al Padre santo, acciò che a Roma andasse a far difese per ubbidienza del papale ammanto, dicendo:—S'ella viene in mia balía, quel ch'io vorró pur converrá che sia.—
8
E disse al papa:—In cotal parte regna una che fa del mondo paradiso; e, fòr di questa, ogni altra vita sdegna, mondan diletti vuol per non diviso. Se questo è vero, ella è di morte degna, e tutto 'l suo reame esser conquiso: però richieder la fate in persona che vegna inanzi a voi, Santa Corona.—
9
E 'l papa fu con tutti i cardinali, e comandò che ella fusse richesta: che comparisse in cento dí, fra' quali fatta avesse sua scusa manifesta, gravandola con scritte e con segnali, acciò che del venir fusse piú presta: che, a pena del fuoco, si movesse, come 'l suggel papal veduto avesse.