E la reina disse:—Al mio parere, meglio è a fare una morte che cento; ché, se noi ci arrendiamo al lor volere, ne le prigioni ci faran far stento.— E confortò la gente e fe' le schiere, dicendo:—Cavalier pien d'ardimento, vogliate innanzi morire ad onore che viver con vergogna e disinore.—
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Lo 'mperador correndo uscí di Roma, dicendo a la sua gente:—Siate accorti di prender la reina per la chioma, la strascinate insin dentro le porti; e ciaschedun che sua gente si noma, pedoni e cavalier sien tutti morti; le dame ignude tutte le ispogliate, e incontanente a Roma le menate.—
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Quando la donna piena di bontade vide venir lo 'mperador possente, guardando intorno, da tutte contrade premer si vide addosso molta gente; ond'ella, sospirando con pietade, iscese da caval subitamente, e cogli occhi levati, inginocchiata, si fu di cuore a Dio raccomandata,
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dicendo:—O Dio, pietá di me ti prenda, ché ciò m'avvien per voler viver casta; ond'io ti priego che tu mi diffenda da quello 'mperador, che mi contrasta, sí che di mille dame non si offenda, la lor virginitade e non sia guasta. Soccorrimi, Signor celestiale, che per ben fare io non riceva male.—
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E l'agnol, poi che l'orazione ha detta, li apparve e disse:—Non ti sgomentare: perché istata se' da Dio diletta, mandato m'ha per non ti abbandonare.— E poi li disse:—To' questa bacchetta; fra tuoi nemici sí la va a gittare, dicendo:—Gite come fumo al vento;— e lo tuo cor di lor sará contento.—
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