Messer Guarnier cavalca per la via, e 'n fra se stesso dice:—I' ho mal fatto!— Piangendo disse a la sua compagnia: —Di questa guerra io rimaragio matto: volesse Iddio con santa Maria ch'io ne potessi avere triegua o patto!— E, lagrimando, cavalcò in Gironda con piú sospiri ch'el mar non ha onda.
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Messer Guarnier disse a sua compagnia: —Gentil signori, che vi par di fare? Ciascun sí s'armi, e venga a guisa mia dentro a la terra, ch'io voglio armeggiare.— E ciascun dice:—Sire, in fede mia, tutti faremo la tua volontade.— Tre giorni hanno armeggiato entro la terra 'ntorno al palazzo di Elena bella.
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Tre giorni stanno intorno a quel palazzo ove dimora Elena imperiale, e sí vi fanno gran gioia e solazzo de l'armeggiar, ch'e' n'è condutto a tale, che n'era divenuto quasi pazzo: per nessun modo non le può parlare. Si fece un giorno ad una fenestrella una cameriera d'Elena bella.
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La donna disse:—O bel cavaliere, per cui amore andate voi armeggiando?— Messer Guarnier ritenne il suo destriere; piangendo le rispuose e lagrimando: —Gentil madonna, tu mi fai mestiere anzi ch'io mora o ch'io caggi nel bando di Carlo magno, che m'ha diffidato, per un gran vanto ch'io mi son vantato.—
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La donna disse:—Dimmi, per tuo onore, per che cagion, messer, ti se' vantato? —Madonna, io vel dirò senza temore, dapoi che me ne avete adomandato: davanti a Carlo, ch'è nostro signore, or odite di che mi son vantato: sí mi vantai d'avere Elena bella, ch'è piú lucente che non è la stella.—
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