Lo 'mbasciador di nero era vestito, e l'ambasciata al re Guglielmo fe', come Cerbin, valoroso ed ardito, prese la nave e, senza aver merzé, aveva ogni baron morto e ischernito; e piú contò della figlia del re come fu morta e svenata con doglia, per non saziar di Cerbin la sua voglia.
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Sentendo el re la dolorosa nuova, fu piú ch'altr'uomo dal dolor sommerso e per maninconia luogo non truova; —e diceva:—O Cerbin crudo e diverso, presto spenta sará ogni tua pruova! Tu se' caduto in caso sí perverso, che dee mancarti l'onore e la fama; per che giustizia e morte ognun ti chiama.—
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Poi fece presto prendere el Cerbino. e fu menato inanzi a sua Corona dolente, lasso, povero e meschino, piú che mai fussi forse altra persona. El re Guglielmo, come un bambolino, d'urla, di pianto el suo palazzo introna, e lacrimando disse al suo nipote: —La Mia Corona campar non ti puote.
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Tu sai che sempre tua virtude ho amata, piú che se stato mi fussi figliuolo. Or la fortuna, qual sempre parata sta per guastare ogni diletto, solo volle per te la mia fede mancata: e cosí questo fia l'ultimo duolo al fragile mio corpo, a mia vecchiezza: dunque tua morte fia d'onor salvezza.—
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Cerbin rispose e disse:—O signor mio, la morte mi sarà sommo diletto. Non piangere di quel che non piango io; ché la fortuna per rimedio eletto ha questa morte, ch'è nel mio disio, poi che si spense quel leggiadro aspetto. e non potresti d'altro contentarmi che mi piacessi, se non morte darmi!—
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