B rimase finora sconosciuto; A fu pubblicato da F. Zambrini nel 1867: Cantare del bel Gherardino, Novella cavalleresca, in ottava rima, del sec. XIV, non mai fin qui stampata, Bologna, 1867 (16°, di pp. 56). È un'edizioncina di 120 copie, formicolante di spropositi d'ogni maniera. La critica le fece un'accoglienza cosí ostile e severa, che lo Zambrini fu obbligato, poco dopo, a rinnovarla e a correggerla nell'opera: Cantare del Bel Gherardino, Novella cavalleresca, in ottava rima, del sec. XIV, non mai fin qui stampata, Bologna, 1867 [la data è falsa: si legga 1871], che costituisce la disp. LXXIX della Scelta di curiosità letterarie. Questa seconda ediz. del 1871 fu di soli 82 esemplari, i quali furono numerati progressivamente in continuazione dei precedenti 120 del 1867, e formarono con essi come una sola ediz. di 202 copie, recando tutti nel frontespizio la medesima data del 1867. Ai sottoscrittori della Scelta di curiositá letter. furono distribuiti indifferentemente esemplari della prima e della seconda edizione, sicché essi ben presto si confusero e si scambiarono facilmente. Anche cosí rabberciata, l'edizione dello Zambrini è una delle piú sciagurate, sia per la superficiale coltura filologica dell'editore, sia per le difficoltá presentate dall'unico codice allora conosciuto [A], scritto, come diceva il Piccini, "da un solenne ignorante", anzi "da uno dei piú grossi idioti, che, come suol dirsi, sien andati mai sui picciuoli". Basti dire che quattro ott. (I, II, XII, XIV) sono di sei versi; dal che lo Zambrini deduceva che il cantare deve essere dei piú antichi, perché l'ottava non è "ancora ridotta alla sua perfezione"! Naturalmente quelle lacune si devono a un'omissione di A, che io ho potuto colmare col sussidio di B. Sebbene piú compiuta in quelle famose ottave mutile, la lezione di B non reca grande utilitá nella ricostruzione del testo del Bel Gherardino. La differenza piú notevole, che presenti rispetto ad A, è il costante scioglimento dei nessi sintattici, con l'abolizione di ogni particella relativa e consecutiva. È chiaro che, mentre il copista di A amava raccostare il poemetto alla coerenza e al legamento proprio delle opere destinate alla lettura, quello di B aveva invece l'animo rivolto al fare sciolto e disordinato dei cantori all'improvviso. Se ne dovrebbe desumere che B è piú vicino all'originale; ma questa conclusione, data la scarsitá delle notizie e l'incompiutezza del cod., è pericolosa. Per questo, piuttosto che dare nelle prime 28 ottave (riferite da tutti due i mss.) un testo diverso dalle altre, e conferire al cantare una veste arlecchinesca e bizzarramente rappezzata, ho preferito di partire sempre da A, modificandolo solo nei tratti dove appariva evidentemente guasto, come qui sotto si vedrá:

CANTARE PRIMO:

I, 3-4 mancano in A e nell'ed. Z. 4 B se[d]… fusse f. 8 B per cortesia ciaschehuom la 'ntenda

II, 1 A parlare
2 A primai, missi
3 B farò
5 B O buona gente che state a 'scoltare
7 B Se d'ascoltare avarete memoria
8 B io vi dirò d'una

III, 4 B come diciasonglio
5 B voglio tornare et dirvi el convenente

IV, 1 B questo signor venne 3 B reggiar 4 B sillacomando 5 A e que fu quegli 6 A fu chiamato

V, 3 B e lo piú forte di lor 7 B poi gli

VI, 1 B se manteneva 3 B collui son bracchi et virtuosi 4 A e caval 5 B con molti 6 B convita cav. 8 B si si ragiona

VII, 1 A tantonto 2 B potia 3 B venie 4 B li suoi serventi 7 B si che fr.; A cogli suo

VIII, 1 A E un donzel 2 A Di tristizia e di dolor; B ch'egli avia 4 A Per esser fuor di 5 A E quel donzel A e tratterotti