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Tutte le donne e tutte le donzelle e i cavalier si presono a vantare ciascuno delle gioie le piú belle, e quelle poi li convenía provare. Messer Galvano stava in mezzo d'elle, e poi e' cominciò cosí a parlare: —Dappoi che ciascheduno s'è vantato, io sopra ciò non voglio aver parlato.—

31

La regina chiamò messer Galvano, e li disse:—O malvagio iscognoscente, di questa corte tu se' 'l piú villano: tu non ti vanti di nulla al presente, ora ti dái un vanto piú sovrano di nullo cavaliero immantinente. Se tu se' cotal uom come ti fai, sovr'ogni cavalier ti vanterai.—

32

Allor messer Galvan disse:—Io mi vanto, e d'està cosa i' mostrerò certanza: io son avventuroso di cotanto piú d'ogni cavalier che porti lanza; e chi cercasse il mondo tutto quanto, non troveria una sí bella amanza come è la mia gentile damigella; e quella è il fiore d'ogni donna bella.—

33

E la reina disse a tutti quanti: —Lo bando della corte ora intendete, conti e baroni e cavalieri erranti, piccoli e grandi, quanti voi qui sète. Ciascheduno che s'hanno dato vanti, il terzo giorno a me ritornerete. Chi s'è vantato, e nol possa provare, tosto la testa li farò tagliare.—

34

La baronia di corte fu partuta; messer Galvano in suo zambra fu ito, ed all'anello disse:—Ora m'aiuta! tosto ti muovi, o messaggiero ardito, e la Pulzella Gaia mi saluta: di' ch'ella vegna col viso chiarito.— La vertú dell'anello era mancata, per quella gioia c'ha manifestata.