XXXIII, 1 K li s.; manca in U.;
E e 'l cervo giunse e inanzi
2 U temette il re non fosse un;
M il re che tenne che non fusino c.
4 UM e disse
5 U subitamente
XXXIV, 1 U si pose m. alla
2 U poi che partito fu l'agnol presente
3 U di sí
4 E potrá
5 MU Onde molto;
U s'assicura
7 K lodamus;
E lardamus;
M laldamus;
K a[r]mato
[Come ho avvertito piú volte (cfr. Regina d'Oriente, 2° cant., L; 3° cant., XV e L; 4° cant., XLI) il distico finale dell'ottava veniva mutato assai facilmente dai cantampanca e dai trascrittori. Tra i vari casi, quello della presente ottava è il piú caratteristico. Il testo di U (= Bonucci) reca:
Te Deum laudiamo che ci a' dato e uscí del luogo dov'era inborato.
M: Te Deum laldamus sempre sia lodato
e uscí fuora dello iscuro burato.
E: Te Deum lardamus a dir cominciòe
e uscí del bosco ov'elli albergöe.
La lezione che io riproduco è quella di K.]
XXXV, 1 E trovò
2 E in R.-3
U grande lumera
4 U tutta la selva la notte ognuom di foro
6 U mill'oncie d'oro da corte egli avrebbe;
E piú di mill'once
XXXVI, 1 U quando furo su
2 U cercar per la selva ebbe;
E ebbeno
5 BON. Drieto la voce andorno tanto intorno
8 Box. piú lieta fia quand'ella
XXXVII, 1 U quando
2 U inanzi a Roma giunse
3 U che 'l re torna piú chiaro
4 K e la sua:
U e coll'ambasceria
6 K [che] crede;
U quello crede
7 U come fu giunto quel baron;
E quando fu giunto
8 K le