LI, 2 EF che fu adimandato; T: "ch'e'fu", ma neppure la correzione dá senso. Suppongo che il "che" dei mss. fosse in origine un "cho", vale a dire "ciò". E allora tutto si rischiara.

LVI, 7 a[d]

LX, 2 EFT questo non è piú da sofferire; mancano la rima e la misura
del verso, perciò modifico: "questo colpo non è da sofferere"
7 gran[de]

LXII. Nei codd. e in T mancano tutte le rime: "Madonna Elena il volse anco ferire: | la testa presto gli volea tagliare | Messer Guarnieri disse: Non mi uccidere | ch'io veggio ben ch'io non posso scampare. | Venga il libro e sí lo fate scrivere… Muto "uccidere" (v. 3) in "finire" e "lo fate scrivere" in "vi fate a udire". "Scrivere" fu attratto dall'"hanno scritto" di LXIII, 2

LXII, 7 EFT che quelle gioie ch'io v'ò mostrate. Il verso manca:
correggo: "Come quelle gioie ch'io ho mostrate"

LXIV, 8 EFT non vo' ch'Elena non mi trovi. Tolgo la ripetizione del
"non" e sostituisco: "ch'Eléna qui mi trovi"

LVII, 7 EF solonato. Il T. stampa "solo nato", che non dá senso
alcuno; si legga "sollenato", cioè istupidito per il dolore,
svanito di mente (v. Gloss.)

LXIX, S EFT potremo. Ma il povero vecchio non c'entrava per nulla!
Leggasi: "potrete".

XII

Anche del cantare di Cerbino non s'hanno manoscritti, ma solo stampe popolari: