E, detto questo, elli s'accombiatava. Di presente partí da Camellotto, ed in lontane parte cavalcava; dove andare, non sa lo baron dotto; a molti di Morgana addomandava, dov'ella stava a niuno era noto; e chi in qua, e chi in lá dicia: niuno sapeva qual'era la via.

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Un giorno, cavalcando alla boscaglia, messer Galvan fu arrivato a una fonte, lá dove un cavaliero armato a maglia stava appoggiato, la mano alla fronte; quale a Galvano domandò bersaglia: combatter vuol con lui e darli onte. Messer Galvan lo addimandò del nome. —Breus mi chiamo. Or hai saputo il come.

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Io vo cercando Tristan, Lancilotto, messer Galvano e 'l buon Astor di Mare, Palamidès, Galasso tanto dotto, Troiano e Lionel vorria trovare; messer Ivano e Artú di Camellotto, e Lionbordo ancor per tale affare; e tutti li altri cavalieri erranti, ché impiccar li vorria tutti quanti.

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Per forza o inganno li vorria tradire.— Messer Galvan li disse:—I' ti disfido!— Al primo colpo lo fece giú ire, questo Breusse, nato di mal nido. E poi li disse:—Ora t'abbi a pentire; del mal volere i' per ora t'affido.— E in quel luogo abbattuto lo lasciava; poi 'l buon Galvano al suo cammino andava.

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Sei mesi e piú elli ebbe cavalcato, e di cercare non fa restagione; e ad un castello lui fúne arrivato; giú da cavallo dismontò il barone. Su per la scala lui fúne montato, e in quello luogo non vedea persone. La tavola imbandita di vivanda v'era, e di tutto che ragion comanda.

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