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Quel saracin avea tanta fortezza, che niun a lui si gli volea accostare però ch'egli era prode e pien d'asprezza; a suoi colpi nessun potea durare. E Liombruno, pien di gentilezza, a lui davanti s'andò a presentare. E disse il saracin:—O a me ti rendi, o, se tu vuoi giostrar, del campo prendi.—

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E Liombruno disse:—Volentieri!— Arditamente del campo pigliava. E 'l saracin, che si tenea de' fieri sul buon destrier allora s'affermava; e rivoltossi il nobil cavalieri: l'un verso l'altro forte speronava. I cavalieri furon riscontrati: or udirete i colpi smisurati!

36

Il saracino e messer Liombruno si vennero a ferir arditamente; due gravi colpi si dette ciascuno; ma pur il saracin si fu perdente; arme ch'avesse non gli valse un pruno ché Liombruno, nobile e possente, il ferro e l'asta nel cuor gli cacciòe, giú del destriero morto lo gittòe.

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Caduto in terra morto il saracino, Liombruno nel campo si feria, quanti ne giugne mette a capo chino e ciaschedun gli donava la via, e ben pareva un franco paladino. Con alta voce ciaschedun dicía: —Non combattete piú, franco signore, del torniamento è giá vostro l'onore!—

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Il re si fe' venire il cavaliere e sí gli disse:—Baron valoroso, la mia figliuola sará tua mogliere, e tu sarai mio genero e suo sposo.— E Liombruno disse:—Volentiere, se ciò vi piace, alto re valoroso.— Ma, innanzi che quel re gliel'abbia a dare, co' suoi baroni si vuol consigliare.