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A trentun dí la donna fu venuta, e fuor della cittá si ritenía: una donzella suo vestir aiuta, mandolla al re e a la sua baronia. E, quando il Re costei ebbe veduta, ch'era piena di tanta leggiadria, disse a Liombruno:—È questa tua mogliere?— Ei rispondea:—No, dolce messere.—

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Poi una cameriera gli arrivava davanti al re e gli altri suoi baroni; e, quando il re costei si riguardava, che l'era tanto bella di fazzione, inverso Liombruno egli parlava: —È questa moglie tua, gentil campione?— Liombrun disse con dolce favelle: —Signor mio no, ma ambedue son donzelle.—

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E madonna Aquilina fu arrivata col suo bel viso, che rendea splendore: davanti al re si fu appresentata, poi di lí si partí senza tenore. E, quando il re costei ebbe guardata —Liombrun—disse,—nobile signore, or mi perdona per tua cortesia! —Perdonate a me voi!—Liombrun dicea.

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E Liombrun da lui prese commiato, e dietro la sua donna se ne gia. Ella l'aspettò suso in un bel prato; Liombrun perdonanza gli chiedia. Ed ella disse:—Falso rinnegato, della tua morte non m'incresceria!— Per altra via la donna se n'andava, né arme né caval non gli lasciava.

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Né arme né caval non gli lasciòe. Liombruno in un bosco ne fu entrato: tre malandrini dentro vi trovòe, che ciaschedun pareva disperato. Nel secondo cantare i' vel diròe, ciò che al cavalier gli fu incontrato. Di Liombruno è giá detto un cantare. Darem principio l'altro, a cominciare.