E non gli valse scusa ch'e' facía, che pur al tutto non volson udire, dicendo:—Pur tu l'hai mandato via, per ritrovarlo poi al tuo desire!— Forte infiammato, ciascuno venía, con le spade il cominciono a ferire, in cotal modo che costui moríe suso quel prato e sua vita finíe.

11

E, fatto questo, si furon voltati suso la pietra, ov'erano i danari, e, vedendo com'erano scemati, tutti a due se n'ebbono a crucciare, dicendo l'uno a l'altro:—Gli hai rubati!— e con le spade comincionsi a dare. Li colpi furon valorosi e forti ché in quel prato ambidue restaron morti.

12

E Liombruno udiva il gran rumore, voltossi indietro e stavasi a vedere, e vidde i crudi colpi di valore che ciaschedun si dá di mal volere; indietro ritornò, senza timore, e prese quei fiorini a suo piacere, ch'eran piú di tremila settecento, poi camminava piú che non fa il vento.

13

E Liombruno tanto camminòe, che presso a un'osteria ne fu arrivato e dentro quella prestamente entròe; tre mercatanti v'ebbe ritrovato, e messer Liombrun gli salutòe. Ed il saluto a quello han raddoppiato; per lo saluto fece Liombruno, in piedi fu levato ciascheduno.

14

Vedendo Liombruno i mercatanti che ciaschedun gli facea grand'onore, a lor parlava con dolci sembianti: —Sedete giuso, o caro mio signore!— E Liombruno disse a l'oste:—Avanti, reca del vino e togli del migliore, a questi mercatanti date bere, chè voglio star con lor di buon volere.—

15