19
Dismontarono e fûr sopra alla scala que' che l'un l'altro ma' non abandona. E, quando fûrno giunti in su la sala, non vi trovâr né bestia né persona. In quello tempo lo freddo non cala. Uno con l'altro insieme si ragiona. Per tal maniera dimorando un poco, ad un cammin vidon racceso un fuoco.
20
Sicché ciascun si facea maraviglia; ché chi 'l facesse non potien vedere. Guardandosi d'intorno a basse ciglia, per iscaldarsi andarono a sedere. Fra loro insieme ciaschedun pispiglia: —Se da mangiare avessimo e da bere, avventurati sarem sette tanti piú che non fûrno i cavalieri erranti!—
21
Benché persona non vi si vedesse, ciò che dicien fra lor erano intesi; e tavole imbastite furon messe, fornite ben di molti belli arnesi: ceri e lumiere v'eran molte e spesse; e que' baroni per le man fûr presi. Quando a tavola furono i baroni, recate fûr di molte imbandigioni.
22
Molto fûr ben serviti a quella cena, ma non vedien sergenti né scudieri; e poi, istando in cosí fatta mena, avevan sopra ciò molti pensieri; onde ciascun di lor ne stava in pena, e quasi non mangiavan volentieri. E, quando ebben cenato, e' ritornarono al fuoco, donde prima si levarono.
23
Quando fu tempo d'andare a dormire, in bella zambra ciascun fu menato, e a uno bel letto, ch'io nol potrei dire. Bel Gherardin vi si fu coricato, ed una damigella, a lo ver dire, si fue spogliata di presente a lato, dicendo:—Non aver di me spavento, ch'io son colei che ti farò contento.—