Andò la nuova tosto alla regina come è guarita ciascuna donzella, e prestamente alla zambra cammina, e trovò come è vera la novella; e disse a Biagio:—La tua medicina rider faratti ben la tua scarsella.— Rispose Biagio:—I' vo' mezzi e' danari, ché cosí fanno sempre e' nostri pari.—
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E félli dare seicento ducati: —E 'l resto arai, come m'arai guarita, e tutti ti saranno annoverati innanzi che da me facci partita. —Per questo giorno ci sarem posati; domani arém la cosa me' chiarita, sí che per ora datemi licenza, e domani farem l'altra esperienza.—
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Quattrocento ducati dette al medico che gli prestò la veste col cavallo; costui gli prese, che non ha il parletico. Biagio gli disse:—Ascolta, senza fallo; perch'io non paia questa volta eretico tòi questo pizzicotto e dipoi dállo a quel che mi prestò cotesta vesta, e doman poi ti sará resa questa;
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ch'i' vo che me la lasci tanto ch'io guarisca la regina del suo male, e poi verrò a casa tua anch'io, e vedrai poi ch'io ti sarò leale.— Disse colui fra sé:—Vatti con Dio, ché con questi farem buon carnevale. —Questi cinquanta ancor vo' che ti pigli e che con essi tu paghi i famigli.—
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Biagio fe' buono scotto per la sera, e, venuta che fu poi la mattina, come del letto Biagio levato era, e' se n'andò dinanzi alla regina, e vidde ancora a lei la sua matèra, dove fece a quell'altre medicina, e dègli in lattovar duo di que' fichi, e che sia dolce cosa par che dichi.
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