Dico che quel baron sí valoroso amava per amore un'alta dama del legnaggio del duca poderoso, ch'era piú bella ch'alcun fior di rama. E 'l loro amore era tanto nascoso, che fra la gente non ne corre' fama: per non dirlo a sergente o a camariera, una cúcciola facíen messaggera.
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Nulla sí bella zita era, né piú, allora né cristiana o saracina, e nome avea la Donna del vergiú, che piú splendea che stella mattutina. El padre suo nobil barone fu, sua madre era figliuola di regina, e, quando essi del secol trapassôro, sí gli lasciâro un ricco tenitòro.
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Ella l'amava con sí grande affetto, messer Guglielmo, che d'altro marito non si curava né volea diletto, e sí co' lui si stava a tal partito, a ciascuno ponea qualche difetto, tosto che ragionar n'aveva udito; e piú baron di Francia e della Magna avea schifati e posto lor magagna.
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E cosí stavan que' perfetti amanti col lor secreto amor chiuso e celato cotanto, che né in vista né in sembianti accorto non se ne sarebbe uom nato; e renegato arebbe Iddio co' santi ciascun, pria che l'avessi appalesato; e, quando per amor si congiungevano, udite e' sottil modi che tenevano.
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Il palazzo dove ella dimorava avea dintorno un nobile vergiero ed una cucciolina che 'l guardava per me' la porta stava in sul sentiero; quando messer Guglielmo v'arrivava, ed ella conosceva il cavaliero, sed esso ave' compagno, ella lativa tanto che del giardin e' si partiva.
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