Ma tanto la duchessa lo scongiura, che, innanzi ched e' fusse la mattina, disse el duca per lor mala ventura: —La Donna del verzú, che è mia cugina; e raccontolle el fatto per misura come messaggio era una catellina, e come e' vidde uscirgli del palazzo, e nel giardin tener l'un l'altro in brazzo.

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A tanto si tacíe questa novella, e la duchessa campò dolorosa. Il giorno avía giá fatta l'aria bella, ch'ella uscí fuor della zambra amorosa vestita d'una porpora novella, ma non mostrava in sembiante dogliosa, e ginne in sala dove avea i baroni e donne e cavalier di piú ragioni.

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E fece allor la duchessa appellare, giovani e donne e vaghi cavalieri, e disse a loro che volea danzare a guida della Donna del verzieri. Ed ella disse:—Dama d'alto affare, io nol so far, ch'io 'l farei volentieri.— E la duchessa gli rispuose presta: —Vo' sète di maggior fatto maestra.

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Maggior fatt'è che menare una danza aver sí ben vostra cúcciola avezza, ch'al vostro drudo novelle e certanza porta, quando volete sua bellezza. El duca ne può far testimonianza, che co' suoi occhi el vide per certezza.— Udendo la donzella queste cose, partissi quindi e nulla le rispuose.

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E ginne nella camera, tremando, siccome quella che di duol moriva, e di messer Guglielmo lamentando, pregandone la Vergine Maria, siccom'egli l'er'ita abbominando, che lo conduca a far la morte ria. —Come conduce me, che con mia mano morrò, come Bellicies per Tristano!—

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