PASQUELLA. Venga pur chi vuole, ché qua dentro non è per intrare.

GIGLIO. Oh que malditta seas, vieia putta! Dizetemi: por que non aprite?

PASQUELLA. Giglio, sai, ben mio? Io vo' prima dir tutta questa corona. Tu pòi andartene, per istasera. E' non mi ricordavo ch'io ho anco a dire una orazione che non la soglio mai lasciare.

GIGLIO. Que trepparie son este? que corona? que orazion es esta?

PASQUELLA. Che orazione? vuoi ch'io te la insegni? Sai? È buona a dire. «Fantasima, fantasima, che dí e notte vai, se a coda ritta ci venisti, a coda ritta te n'andrai. Tristi con tristi, in mal'ora ci venisti e me coglier ci credesti e 'ngannato ci remanesti. Amen».

GIGLIO. Io no intendo á esta vostra orazione. Se non volite aprire, renditemi mio rosario, que io me irò con Dios. Voto allos santos martilogios que esta vieia alcahueta, disdicciada, vellacca ingagnommi. Madonna Pasquella, aprite; presto, per vostra vida.

PASQUELLA. «Che fa lo mio amor ch'egli non viene? L'amor d'un'altra donna me lo tiene». Meschina a me!

GIGLIO. E que! Non faze, donna Pasquella, que á qui sta sperando que gli apriate.

PASQUELLA. «Non ti posso servir, signor mio caro». Oimè!

GIGLIO. Aze musiga esta male avventurada. Ya non se accuerda que á qui sto. Daré colpo in esta puerta, voto á Dios. Tic, tac, tic, toc.