FLAMMINIO. Perché?

LELIA. Perché, s'io fusse in voi, vorrei ch'ella l'avesse di grazia ch'io la mirasse. Forse ch'a un par vostro, nobile, virtuoso, gentile, delle bellezze che sète, mancaranno dame? Fate a mio modo, padrone. Lasciatela e attacatevi a qualcun'altra che v'ami; ché ben ne trovarete, sí, e forse di cosí belle come ella. Ditemi: non avete voi nissuna che avesse caro che voi l'amasse, in questa terra?

FLAMMINIO. Come s'io n'ho? Ve n'è una, fra l'altre, chiamata Lelia, che mille volte ho voluto dire che ha tutta l'effigie tua, tenuta la piú bella, la piú accorta e la piú cortese giovane di questa terra (che te la voglio, un dí, mostrare), che si terrebbe per beata pur ch'io le facesse una volta un poco di favore; ricca e stata in corte; ed è stata mia innamorata presso a uno anno, che mi fece mille favori, di poi s'andò con Dio alla Mirandola. E la mia sorte mi fece innamorar di costei: che tanto m'è stata cruda quanto quella mi fu cortese.

LELIA. Padrone, e' vi sta bene ogni male perché, se avete chi v'ama e non l'apprezzate, è ragionevol cosa che altri non apprezzi voi.

FLAMMINIO. Che vuo' tu dire?

LELIA. Se quella povera giovane fu prima vostra innamorata, e anco piú che mai v'ama, perché l'avete abbandonata per seguire altri? Il qual peccato non so se Iddio ve lo possa mai perdonare. Ahi, signor Flamminio! Voi fate, per certo, un gran male.

FLAMMINIO. Tu sei ancora un putto, Fabio, e non puoi conoscere la forza d'amore. Dico ch'io son forzato ad amar quest'altra ed adorarla; e non posso né so né voglio pensare ad altri che a lei. E però tornagli a parlare e vede se gli puoi cavare di bocca destramente quel ch'ella ha con me, ch'ella non mi vòl vedere.

LELIA. Voi perdete il tempo.

FLAMMINIO. E perder questo tempo mi piace.

LELIA. Voi non farete nulla.