GHERARDO. Or questa è la cosa, truffatore!

PEDANTE. Voi avete il torto. Truffatore io? Absit.

VIRGINIO. Prometto ciò che voi volete. Dove è?

PEDANTE. Nell'ostaria del «Matto».

GHERARDO. La cosa è fatta: i mille fiorini son giocati. Ma che mi fa a me? Pur ch'i' abbi lei, mi basta. Io son ricco d'avanzo.

VIRGINIO. Andiamo, maestro, ch'io non credo veder quell'ora ch'io 'l vegghi, ch'io l'abbracci, ch'io 'l baci e lo pigli in collo.

PEDANTE. Padrone, oh quanto mutatur ab illo! E' non è piú fanciullo da pigliare in collo. Voi non lo conoscereste. Gli è fatto grande. E so certo che non riconoscerá voi, cosí sète mutato! Praeterea avete questa barba, che prima non la portavate; e, s'io non vi sentivo parlare, non vi arei mai conosciuto. Che è di Lelia?

VIRGINIO. Bene. Gli è fatta grande e grossa.

GHERARDO. Come «grossa»? Se gli è cotesto, tientela; ch'io, per me, non la voglio.

VIRGINIO. Oh! oh! Io dico che gli è fatta giá una donna. O maestro, io non v'ho ancor baciato.