Sire, la Costituzione è desiderio universale del vostro popolo; il nostro opporre sarà vano. Io prego V. M. di concederla.

Al generale Pepe — tenuto come sospetto — si fece credere che il governo del Re volesse incarcerarlo ed egli andò verso Monteforte, seguito da due reggimenti di cavalleria che trovavansi pronti al ponte della Maddalena. Piú tardi lo stesso Pepe si giustificò di questa sua fuga. Nelle sue Memorie, a proposito d'una visita da lui fatta al Re, dice:

— Il duca di Calabria m'interruppe, per farmi cosa grata, dicendo:

— Maestà, il generale Pepe se ne andò colla brigata in Monteforte perché gli dissero che qui sarebbe stato arrestato.

A ciò risposi:

— Altezza reale, io mal giustificherei la fidanza di cui mi onora in questo momento Sua Maestà, se confermassi ciò che a torto v'hanno riferito... La mossa dello squadrone di Nola fu un mero accidente senza del quale pochi giorni dopo, con ordini migliori, sarebbe successo quel che è successo: dacché ogni cosa era da me preparata: anzi ove alcuni miei ordinamenti non fossero stati ritardati, la sollevazione avrebbe avuto luogo negli ultimi giorni di giugno.

La voce del supposto arresto di Pepe fe' sí che cinque Carbonari, di notte, penetrassero nella reggia fino agli appartamenti privati del Re e dicessero al duca d'Ascoli, don Trojano Marulli:

— Siamo delegati di dire al Re che la quiete della città non può durare se Sua Maestà non concede la bramata Costituzione. E settarî, cittadini e popolo sono in armi: i Carbonari sono pronti, tutti attendono la risposta del Re.

Il duca rispose: — Andrò a prenderla; — ed indi a poco tornato, aggiunse che il Re aveva in animo di dare la Costituzione e ne studiava in quel momento i termini coi suoi Ministri.

Gli fu chiesto: