Nel 1815 gli venne affidata la difesa della prima cittadella del regno di Napoli: Gaeta[55].
Il 31 maggio se ne chiusero le porte; l'8 di agosto fu resa non a quei che l'assediavano..... ma al Re.
Cosí furono salve per la nazione l'artiglierie e munizioni ivi abbondantemente raccolte, e Gaeta non ebbe a seguire la sorte di Ancona e di Pescara spogliate e mezzo demolite dai Tedeschi che in quell'epoca stessa le occuparono senza espugnarle.
Begani, vittima della bassa vendetta austriaca, ebbe l'esilio in premio della sua bella difesa. Privato d'ogni stipendio, dovette alla spontanea magnanimità del Re un sussidio che piacque alla... voracità del de Medici, risecare ancora d'un decimo!
Il principe Vicario non tardò a richiamarlo nella patria, dalla Corsica, ove egli viveva dimenticato, e lo nominò ispettore generale d'artiglieria. I suoi concittadini lo compresero nella deputazione di Napoli.
Il tenente colonnello Vinci che diresse i lavori della difesa di Gaeta ne pubblicò anche il giornale d'assedio.
Berni Tito. — Nacque nel 1788 da Federico Berni ferrarese e da Camilla Sagarriga in Bitonto (Terra di Bari). Passata la prima giovinezza nella sua patria, ed appresevi le prime istituzioni letterarie, fu menato in Napoli ad erudirsi nella giurisprudenza sotto il chiarissimo professore Nicola Valletta. Benché dedito al Foro, ei si piacque sempre degli studi classici nei quali si distinse, meritando di appartenere a molte accademie, ed alla Sebezia[56] di cui fu per parecchi anni segretario.
D'ingenuo carattere e d'incorrotti costumi, fu chiamato alla deputazione quasi conformato sul modello d'un rappresentante che egli stesso aveva ritratto in un suo giornale: l'Indipendente. Molte sue poesie sono sparse in piccole raccolte per nozze; e la stamperia della Biblioteca analitica nel 1819-21 cominciò a pubblicare due volumi di traduzioni sue dal latino e dal greco, sotto altro nome.
Biscari (principe di). — Nacque a Catania nel 1779. Nel 1820 seppe con la voce e col danaro contribuire alla tranquillità di quella terra di cui fu eletto deputato al Parlamento. Da quel tempo rimase sempre in Napoli, dandosi tutto all'archeologia, passione ereditata dal padre, menando vita ritirata e solitaria. Grandemente ricco, spese immense somme nell'acquisto di oggetti antichi e pietre preziose, nella conoscenza delle quali era cosí dotto da stare molto innanzi ai piú saputi nell'arte.
Aveva tale copia di oggetti che patí un furto di oltre dugentomila ducati senza alterare le collezioni. Veramente tutto fu — in breve tempo — riacquistato, mercé la sagacia del commissario di polizia Portalupi. Tra le gioie rubate erano quattordici grossi bottoni formati ciascuno da un rubino, da uno smeraldo e da un diamante l'uno nell'altro incastrati, straordinario lavoro, e un filo di cinquanta bellissimi diamanti ciascuno di venti grani.