L'anno seguente scrisse una memoria sui risi e fu nominato assessore militare del tribunale di milizia della provincia di Teramo (20 giugno 1783).

Nel 1785 era nuovamente nella capitale. Scrisse nel 1787 una memoria sui regî stucchi o sia sulla servitú dei pascoli invernali nelle provincie marittime degli Abruzzi.

L'anno seguente diede pubblicità ad un'altra memoria sul tavoliere di Puglia, ed un'altra sui pesi e le misure del regno.

Nell'anno 1790 pubblicò delle riflessioni sulla vendita dei feudi devoluti con una lettera dedicatoria, e pubblicata poi a parte, al duca di Cantalupo sullo stesso argomento.

Nel 1791 diede alla luce le Ricerche sul vero carattere della giurisprudenza romana, libro stampato a Firenze e per la terza volta a Napoli nel 1815. Nel 1757 Ferdinando IV lo decorò delle insegne di cavaliere dell'ordine Costantiniano. Fu ascritto alla cittadinanza di San Marino e ne scrisse le Memorie storiche.

Dettò in Firenze i pensieri sull'Incertezza e sull'inutilità della storia che parve ardimento grande.

Nel 1816 fece parte del Consiglio di Stato del regno di Napoli e si ha la stampa d'una sua memoria del 1809 sul sistema giudiziario che si riformava. Due anni prima era stato ascritto tra i primi soci dell'accademia Ercolanese rinata a vita novella e vi lesse parecchi lavori che per brevità omettiamo.

Restaurati i Borboni nel 1815, rimase presidente della Commissione generale degli archivii e diè in luce le Nuove ricerche sul bello, ed ebbe assegnata l'annua pensione di 507 ducati con un'indennità di duc. 900 pel soldo che aveva di consigliere di Stato.

Nel venti fu deputato, presidente della giunta provvisoria di governo. Tradita la costituzione, colse il pretesto della sua età e degli acciacchi per ritirarsi in patria.

Altre lettere e memorie pubblicò durante la sua ultima e lunga dimora in Teramo fra le quali è degno di nota il Saggio filosofico sulla storia del genere umano.